Askatasuna: tra contestazione, violenza e ritorno alla ribalta

Pubblicato: 01/12/2025, 20:05:523 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Askatasuna: tra contestazione, violenza e ritorno alla ribalta

L'ombra di Askatasuna sull'assalto alla Stampa

L'assalto alla redazione de La Stampa a Torino ha riportato prepotentemente alla ribalta il centro sociale Askatasuna, un nome che evoca libertà in lingua basca. L'episodio, avvenuto durante una protesta contro l'espulsione dell'Imam Mohamed Shahin, ha scatenato un'ondata di polemiche e riacceso il dibattito sulla natura e il ruolo di questo spazio autogestito, attivo da quasi trent'anni nel panorama torinese. Le indagini sono ancora in corso, ma la presunta partecipazione di elementi legati ad Askatasuna ha sollevato interrogativi sulla gestione dell'ordine pubblico e sulla tolleranza verso forme di attivismo percepite come violente.

Un trentennio di controversie

Askatasuna nasce nel 1996 dall'occupazione di un edificio abbandonato, un gesto che segna l'inizio di una lunga storia di contestazioni, iniziative sociali e scontri. Da allora, il centro sociale è diventato un punto di riferimento per il mondo antagonista torinese, un luogo di aggregazione e di elaborazione politica. Tuttavia, la sua attività è stata spesso accompagnata da polemiche, legate soprattutto a episodi di violenza e danneggiamento. Come sottolinea Federica Olivo in un suo articolo, la percezione di Askatasuna è polarizzata: per alcuni rappresenta un'esperienza di autogestione e di lotta per i diritti, per altri un covo di violenti da sgomberare immediatamente. Questa ambivalenza rende difficile una valutazione oggettiva del suo impatto sulla città.

Oltre la violenza: attivismo e istanze sociali

È importante sottolineare che l'attività di Askatasuna non si limita alla violenza e alla contestazione. Il centro sociale è anche promotore di iniziative culturali, sociali e politiche, che spaziano dall'organizzazione di concerti e dibattiti alla promozione di progetti di solidarietà e di sostegno ai migranti. Come evidenzia Marco Revelli, sociologo e politologo, in un suo saggio sulla conflittualità sociale, i centri sociali come Askatasuna rappresentano spesso un'espressione di disagio e di marginalità, ma anche una forma di partecipazione politica alternativa, capace di intercettare istanze sociali inascoltate dalle istituzioni. La capacità di Askatasuna di radicarsi nel territorio e di attrarre un vasto pubblico, soprattutto tra i giovani, testimonia la sua rilevanza nel panorama sociale torinese.

Il futuro di Askatasuna: tra sgombero e dialogo

L'assalto alla redazione de La Stampa ha riaperto la questione dello sgombero di Askatasuna, una richiesta avanzata da tempo da esponenti del centrodestra. Tuttavia, la decisione non è semplice e comporta diverse implicazioni. Uno sgombero forzato potrebbe innescare nuove tensioni e radicalizzare ulteriormente le posizioni. D'altra parte, la tolleranza verso episodi di violenza rischia di delegittimare le istituzioni e di alimentare un clima di impunità. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di avviare un dialogo tra le istituzioni e i rappresentanti di Askatasuna, al fine di trovare un terreno comune e di definire regole chiare per la convivenza. Come suggerisce Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, in un suo intervento sul tema della legalità, il dialogo e il confronto sono strumenti indispensabili per affrontare le complessità del mondo contemporaneo e per costruire una società più giusta e inclusiva.

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