Migliaia di manifestanti, giunti da diverse parti d'Italia e dall'estero, hanno sfilato per le vie di Torino in solidarietà al centro sociale Askatasuna, sgomberato nei mesi scorsi. La manifestazione, inizialmente pacifica, è degenerata in scontri violenti con le forze dell'ordine. Bombe carta, razzi e fuochi pirotecnici sono stati lanciati dai manifestanti, ai quali la polizia ha risposto con l'uso di lacrimogeni, formando un cordone per bloccare l'avanzata.
La violenza esplode in centro
La tensione è salita rapidamente quando un gruppo di manifestanti ha dato fuoco a un blindato della polizia, da cui gli agenti si erano precedentemente allontanati. Le immagini della guerriglia hanno rapidamente fatto il giro dei social media, suscitando reazioni contrastanti. Da un lato, la solidarietà verso Askatasuna e la denuncia dello sgombero; dall'altro, la condanna della violenza e dei danni arrecati. La situazione ha richiesto un massiccio dispiegamento di forze dell'ordine per contenere gli scontri e garantire la sicurezza pubblica.
Reazioni e dibattito
L'episodio ha riacceso il dibattito sulla legittimità delle proteste e sui metodi utilizzati. Mentre alcuni esprimono comprensione per la rabbia dei manifestanti, altri sottolineano come la violenza non possa essere una risposta accettabile, soprattutto quando mette a rischio l'incolumità di persone e beni. La questione dello sgombero di Askatasuna rimane al centro delle rivendicazioni, ma gli eventi di Torino sollevano interrogativi complessi sulla gestione del dissenso e sul ruolo delle forze dell'ordine.
