Tensione a Ginevra: Araghchi Rimuove l'Ottimismo

Pubblicato: 27/02/2026, 11:26:472 min
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Redazione
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Tensione a Ginevra: Araghchi Rimuove l'Ottimismo

Il 27 febbraio, il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha espresso preoccupazione nei confronti di “richieste eccessive” avanzate dagli Stati Uniti durante i negoziati bilaterali in corso, segnando un netto cambiamento di tono rispetto all’ottimismo espresso il giorno precedente al termine dei colloqui a Ginevra. La situazione è caratterizzata da una crescente tensione, con la possibilità di un intervento militare statunitense nella regione in aumento.

La Schierata Militare Americana

La posta in gioco è rappresentata dalla corsa contro il tempo per evitare un’escalation. Gli Stati Uniti hanno mobilitato un notevole dispositivo militare nella regione, con particolare attenzione alla presenza della portaerei Uss Abraham Lincoln. La nave si trova a circa 700 chilometri dalle coste dell’Iran, una distanza che sottolinea la vicinanza e la potenziale rapidità di un’azione. Non è l’unica unità navale americana schierata: la Uss Gerald R.

Ford, dopo essere partita il 26 febbraio dalla base navale di Creta, ha intrapreso una rotta verso il Medio Oriente, rafforzando ulteriormente la presenza militare statunitense nella zona. La mobilitazione navale americana è vista da molti come un segnale di pressione e un deterrente per l'Iran, ma anche come un fattore di rischio che aumenta la probabilità di un conflitto.

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Preoccupazioni Internazionali e Negoziati in Stallo

La situazione ha sollevato serie preoccupazioni a livello internazionale. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha espresso il suo “molto preoccupato” per il rischio di un’escalation militare nella regione, evidenziando la gravità della situazione. I negoziati bilaterali, che dovrebbero continuare la prossima settimana, sono percepiti come l’ultima possibilità per evitare un intervento diretto. Durante una telefonata con il suo collega egiziano Badr Abdelatty, Araghchi ha dichiarato che il successo dei negoziati dipende dalla “serietà e dal realismo” degli Stati Uniti, sottolineando la necessità per gli Stati Uniti di evitare determinate richieste.

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La natura specifica di queste richieste non è stata divulgata, ma l’affermazione suggerisce una forte critica alle posizioni statunitensi e un’esortazione a un approccio più pragmatico. La dinamica negoziale rimane incerta, con il futuro dei colloqui e la potenziale escalation militare che dipendono da una serie di fattori, tra cui la volontà delle parti di trovare un compromesso e la gestione della pressione esercitata dagli Stati Uniti.

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