I corpi senza vita di Antonio Gatani (82 anni) e dei fratelli Davis (26) e Giuseppe Pino (44) sono stati rinvenuti il 28 gennaio nei boschi di Montagnareale, sui Nebrodi. Le indagini dei carabinieri si concentrano sulle ferite multiple e sulla dinamica dell’agguato, mentre emerge un dettaglio inquietante: i due fratelli non conoscevano l’anziano.
La scoperta e il quadro delle vittime
I tre cacciatori sono stati trovati in un’area boschiva isolata, teatro abituale di battute di caccia. Antonio Gatani, ottantaduenne esperto del territorio, era un volto noto della comunità locale. I fratelli Pino, invece, provenivano da un contesto differente: Davis, il più giovane, e Giuseppe, di 44 anni, non avevano apparentemente legami con l’anziano. Un amico abituale di Gatani, interrogato dai carabinieri, ha confermato di non averlo accompagnato quel giorno, circostanza che solleva interrogativi. Le famiglie delle vittime, ascoltate dagli inquirenti, non hanno fornito al momento elementi utili a ricostruire una possibile connessione tra i tre.
Ferite e ipotesi investigative
I corpi presentano ferite multiple al torace e alla testa, compatibili con colpi d’arma da fuoco. Accanto a ciascuna vittima sono stati rinvenuti tre fucili, ora sottoposti a perizia balistica per verificare se siano stati utilizzati nell’agguato o se appartengano alle vittime. Gli investigatori stanno valutando tre scenari principali: un conflitto improvviso durante la caccia, una lite premeditata o l’intervento di un quarto soggetto non ancora identificato. L’assenza di testimoni diretti e la natura frammentaria degli elementi raccolti rendono complessa la ricostruzione. L’autopsia, in corso, chiarirà l’esatta sequenza degli eventi e l’eventuale scambio di colpi.
Il rompicapo della convivenza nel bosco
Il nodo centrale resta la presenza contemporanea dei tre uomini in un’area remota, nonostante la loro estraneità reciproca. I carabinieri stanno verificando se Gatani avesse fissato un appuntamento con i fratelli Pino per motivi ignoti o se l’incontro sia stato casuale. Parallelamente, si indaga su possibili contatti telefonici o precedenti controversie legate all’attività venatoria. La mancanza di segni di difesa sui corpi suggerisce una morte rapida, ma le dinamiche restano avvolte nel mistero. Gli accertamenti sul terreno, inclusa la ricerca di eventuali tracce biologiche, potrebbero fornire indizi decisivi nelle prossime ore. ANSA Corriere della Sera Gazzetta del Sud
