Iran: il regime spara sulla folla, oltre 2mila morti

Pubblicato: 12/01/2026, 16:26:224 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Esteri
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Iran: il regime spara sulla folla, oltre 2mila morti
Due settimane di proteste represse nel sangue. Testimonianze di sparatorie contro manifestanti disarmati

Dall'inizio di gennaio l'Iran è scosso da una nuova ondata di proteste contro il regime di Ali Khamenei. Le autorità rispondono con una repressione violenta: secondo le organizzazioni per i diritti umani, almeno 2mila manifestanti sono stati uccisi. Le cause scatenanti sono economiche—inflazione al 40%, svalutazione della valuta—ma il dissenso si allarga a questioni politiche e alle discriminazioni contro donne e minoranze.

La repressione violenta inizia il 28 dicembre

Dal 28 dicembre 2025 le autorità iraniane hanno scatenato una repressione mortale contro le proteste scoppiate nel paese. Alte cariche dello stato hanno demonizzato i manifestanti come "rivoltosi" e promesso una "dura" repressione. Il 3 gennaio 2026, giorno in cui le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 11 persone, la guida suprema Ali Khamenei ha dichiarato il suo sostegno alla linea dura.

Le testimonianze raccolte da organizzazioni internazionali documentano scene di violenza estrema. Una donna di Azna, nella provincia del Lorestan, ha riferito che la sera del 1° gennaio le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro manifestanti pacifici radunati in piazza Azadegan. Un manifestante di Malekshani ha descritto il corteo del 3 gennaio: "Loro hanno aperto il fuoco dall'interno della base, uccidendo a casaccio. Tre o quattro persone sono morte all'istante, molte altre sono state ferite. I manifestanti erano completamente privi di armi".

La brutalità non si ferma alle strade. amnesty.it Il 4 gennaio i Guardiani della rivoluzione e le forze speciali di polizia hanno circondato l'ospedale Imam Khomeini, usando armi da fuoco e lanciando gas lacrimogeni all'interno, picchiando feriti, familiari e personale sanitario</a>. Gli ospedali sono al collasso in varie parti del Paese.

Il bilancio delle vittime: cifre in aumento

Il numero dei morti è in costante aumento e le stime variano a seconda delle fonti. Secondo la Fondazione Narges, dopo più di 70 ore di quasi-totale interruzione di internet, sono stati ricevuti rapporti di sparatorie di massa che hanno causato almeno 2mila manifestanti uccisi. Altre organizzazioni per i diritti umani forniscono cifre leggermente inferiori ma comunque drammatiche.

Iran Human Right riferisce almeno 192 morti nelle ultime due settimane, mentre secondo la rivista Time solo a Teheran si conterebbero 217 persone uccise durante gli scontri. L'Osservatore Romano riporta che il bilancio è salito a 544 morti, con la possibilità che le vittime reali siano migliaia. Il blocco di internet e delle linee telefoniche rende difficile una verifica completa dei numeri.

Oltre ai morti, più di duemila persone sono state arrestate. Le immagini che arrivano dalle città iraniane mostrano scene di devastazione: file di sacchi neri per le strade, ospedali al collasso, famiglie in lutto. La repressione ha colpito decine e decine di città, da Teheran a Tabriz, creando un clima di terrore diffuso.

Le cause: economia in crisi e discriminazioni politiche

Le proteste nascono da un forte malcontento sociale motivato dall'aumento dei prezzi. L'inflazione è al 40%, la valuta è svalutata e gli stipendi sono ridotti. Lo sciopero del bazar, storicamente cruciale per l'economia iraniana, segnala una rabbia sociale diffusa che il regime, oggi più debole, fatica a contenere.

Ma il dissenso va oltre le questioni economiche. I manifestanti protestano anche contro le discriminazioni del governo di Khamenei contro le donne e le minoranze. Gli slogan scanditi nelle piazze, come "Lunga vita allo Scià" riportato da Iran International, mostrano come il malcontento si sia trasformato in una sfida politica diretta al regime.

La combinazione di crisi economica e repressione politica ha creato un ciclo di mobilitazione senza precedenti. Per due settimane consecutive, ogni sera, grandi folle di manifestanti si sono radunate nei quartieri delle principali città, sfidando il coprifuoco e la minaccia della morte. Il regime risponde con minacce di pena di morte per i rivoltosi.

Il futuro incerto della protesta iraniana

Nonostante il blocco di internet e la repressione feroce, le proteste continuano. La determinazione dei manifestanti, molti dei quali giovani, riflette una frustrazione profonda accumulata negli anni. Il futuro della protesta iraniana dipende dalla solidarietà tra centro e periferia, ma la repressione estesa e la morte di giovani manifestanti rendono difficile il coordinamento.

La comunità internazionale osserva con preoccupazione. Il presidente iraniano Peschkian ha dichiarato di essere pronto ad ascoltare le ragioni dei manifestanti, ma non ad accettare i "rivoltosi". Nel frattempo, dichiarazioni di leader internazionali come Trump che paventano un intervento aggiungono ulteriore tensione alla situazione.

La sfida per il regime iraniano è gestire una crisi economica profonda senza perdere il controllo politico. La violenza estrema utilizzata finora suggerisce che le autorità vedono le proteste come una minaccia esistenziale. Tuttavia, la brutalità della repressione potrebbe alimentare ulteriormente il malcontento, creando un ciclo di violenza difficile da contenere nei prossimi giorni e settimane.

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