15 Ucraini contro chip USA nelle armi letali russe

Pubblicato: 12/12/2025, 12:25:566 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Esteri
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15 Ucraini contro chip USA nelle armi letali russe
Vittime ucraine fanno causa a giganti tech americani per negligenza nelle forniture

Quindici civili ucraini hanno intentato una causa contro Intel, AMD e Texas Instruments negli USA, accusandoli di aver permesso che i loro chip finissero in missili e droni russi usati contro civili. La vertenza mira a compensi e a interrompere le catene di approvvigionamento che eludono le sanzioni.

Il contesto della causa legale

Quindici civili ucraini, tra cui vittime di attacchi e familiari di deceduti, hanno depositato una denuncia presso un tribunale del Texas contro tre colossi dell'industria semiconduttori statunitense: Intel Corp., Advanced Micro Devices (AMD) e Texas Instruments. La causa, presentata l'11 dicembre 2025 dall'avvocato Mikal C. Watts insieme a studi legali come Aldous Law e Avellum, accusa le aziende di negligenza nel controllo delle esportazioni. Nonostante anni di sanzioni USA contro la Russia per l'invasione dell'Ucraina, componenti elettronici made in USA continuano a essere rinvenuti in armi russe letali. Questi chip, identificabili per marchi unici e impossibili da copiare, sono stati scoperti in missili da crociera Kh-101, missili balistici Iskander-M e droni Shahed iraniani, usati in attacchi su aree civili tra il 2023 e il 2025. L'avvocato Watts ha paragonato questi componenti a 'volanti di automobili', essenziali per il funzionamento delle armi, durante una conferenza stampa a Kyiv il 10 dicembre.

Le vittime rappresentano casi specifici di devastazione: famiglie che hanno perso figli o parenti in raid aerei su città ucraine. La vertenza non imputa alle aziende un'intenzione diretta di armare la Russia, ma una 'ignoranza volontaria' nel monitorare le catene di fornitura. Secondo le indagini, i chip raggiungono Mosca tramite paesi terzi come Cina, Iran e Bulgaria, acquistati in bulk online da distributori non regolati. Il governo USA ha ripetutamente ammonito i produttori tech, con il senatore democratico Richard Blumenthal che ha accusato le aziende di 'fallimento oggettivo e consapevole' nel prevenire l'uso della loro tecnologia da parte di Mosca. Questa causa collettiva mira a ottenere risarcimenti per danni fisici, psicologici e materiali subiti dalle vittime, stimati in milioni di dollari.

Il coinvolgimento di distributori come Mouser Electronics aggrava le accuse, poiché si sostiene che le aziende non abbiano vigilato adeguatamente sulle rivendite. Le parti civili includono sopravvissuti a cinque attacchi specifici, con decine di morti e feriti. Questa azione legale segna un passo inédito nel tenere responsabili i giganti tech per le conseguenze indirette delle loro esportazioni, in un contesto di guerra ibrida dove la tecnologia dual-use gioca un ruolo cruciale. Gli avvocati sottolineano che senza deterrenti legali, le supply chain illecite persisteranno, alimentando il conflitto.

Come i chip USA finiscono nelle armi russe

Nonostante le restrizioni esportative imposte dagli USA dal 2022, i semiconduttori americani continuano a fluire verso la Russia attraverso circuiti evasivi. Le indagini forensi su relitti di missili e droni abbattuti in Ucraina hanno identificato chip di Intel e AMD in droni Shahed e missili Kh-101, mentre quelli di Texas Instruments appaiono nei sistemi di guida degli Iskander. Questi componenti, prodotti per usi civili come computer e dispositivi elettronici, sono 'dual-use': versatili per applicazioni militari. La causa argomenta che le aziende non tracciano il destino finale dei prodotti, permettendo acquisti massivi da rivenditori online che li rivendono a intermediari in paesi terzi.

Il percorso tipico inizia da distributori autorizzati negli USA, passa per hub come la Cina o l'Iran, e arriva in Russia via Bulgaria o Turchia. Rapporti governativi USA confermano che oltre l'80% dei chip avanzati nei droni russi Shahed-136 sono di origine americana, eludendo sanzioni grazie a una mancanza di enforcement. Texas Instruments ha testimoniato in Congresso che 'si oppone fermamente' all'uso militare dei suoi chip, definendoli 'illeciti e non autorizzati', ma la causa contesta l'efficacia dei controlli interni. Le aziende affermano di aver cessato operazioni dirette in Russia, ma ammettono difficoltà nel monitorare rivendite secondarie.

Esperti di supply chain evidenziano che i produttori dipendono da una rete globale opaca, con migliaia di distributori. Senza serializzazione avanzata o blockchain per il tracciamento, è facile deviare carichi. Questa vulnerabilità non è nuova: simili problemi emersero con Huawei e sanzioni cinesi. La vertenza ucraina punta a imporre standard più rigorosi, potenzialmente alterando l'industria tech globale.

Le accuse di negligenza e le difese delle aziende

La denuncia accusa Intel, AMD e Texas Instruments di 'negligenza grave' per non aver implementato controlli adeguati sulle esportazioni, violando indirettamente le sanzioni USA. I querelanti sostengono che segnali di allarme, come rapporti pubblici su chip USA in armi russe, sono stati ignorati. Ad esempio, analisi del 2024 da parte di gruppi come Aldous Law hanno documentato componenti specifici in attacchi letali. Le aziende avrebbero dovuto prevedere deviazioni tramite terze parti, data la domanda russa nota. L'obiettivo è dimostrare che una 'diligenza ragionevole' avrebbe interrotto queste forniture.

Le imprese tech non hanno risposto direttamente alla causa, ma in passato hanno ribadito conformità alle norme. Intel e AMD dichiarano politiche severe di compliance, con audit interni e cessazione vendite in Russia. Texas Instruments, tramite il legale Shannon Thompson, ha negato awareness di usi militari. Tuttavia, il Dipartimento del Commercio USA ha multato aziende per violazioni simili, e il Congresso ha criticato la 'volontaria cecità'. La causa include Mouser Electronics per presunta complicità nella distribuzione non regolata.

Giuridicamente, la vertenza si basa su negligenza civile, non su violazioni penali, cercando danni punitivi per deterrenza. Precedenti come cause contro produttori di armi negli USA rafforzano il caso. Se vinta, potrebbe imporre tracciabilità obbligatoria, impattando costi e competitività dell'industria semiconduttori.

Obiettivi della causa e implicazioni future

Oltre ai risarcimenti per le 15 vittime – coprendo perdite economiche, traumi e cure mediche – la causa mira a smantellare le supply chain illecite. Gli avvocati, tra cui Oleksandr Afanasyev di Avellum, puntano a 'deterrenza legale e reputazionale', costringendo le aziende a rafforzare controlli. Un successo potrebbe ispirare azioni simili contro altri fornitori tech, ampliando la responsabilità per tecnologie dual-use in conflitti globali, come ha riportato Euromaidan Press.

Per l'Ucraina, bloccare questi flussi ridurrebbe l'efficacia delle armi russe, prolungando la difesa contro l'invasione. A livello USA, rafforzerebbe l'enforcement delle sanzioni, rispondendo a critiche bipartisan. Le aziende rischiano danni d'immagine, con boicottaggi consumatori e scrutiny investitori. Texas Instruments ha già affrontato udienze congressuali, evidenziando tensioni tra profitti e sicurezza nazionale.

A lungo termine, questa vertenza potrebbe ridefinire le norme export per semiconduttori, imponendo AI per tracciamento o divieti su certi mercati. In un mondo di tensioni geopolitiche, tiene i riflettori su come la Silicon Valley influenzi guerre lontane. Mentre il processo evolve, monitorare risposte aziendali e verdetti giudiziari sarà cruciale per valutare impatti.

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