La corsa di Mediobanca e il nodo Mps

Pubblicato: 05/02/2026, 20:14:392 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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La corsa di Mediobanca e il nodo Mps

Le borse italiane riaccendono i riflettori sul risiko bancario, con Mediobanca in prima fila. Nella seduta del 12 luglio, il titolo della banca d’affari guidata da Alberto Nagel ha chiuso con un balzo del 5,8%, sfiorando i 19 euro. Un segnale inequivocabile: gli investitori scommettono su un nuovo tentativo di acquisizione su Monte dei Paschi di Siena (Mps), ipotizzando una fusione che porterebbe Mediobanca fuori da Piazza Affari. L’operazione, secondo gli analisti, risponderebbe a una duplice esigenza: consolidare il settore e creare un polo creditizio capace di competere a livello europeo. Mps, dal canto suo, ha registrato un +1,5%, mantenendo un profilo più contenuto ma confermando l’interesse dei mercati. Il movimento rialzista riflette indiscrezioni secondo cui Mediobanca avrebbe accelerato i piani per un’offerta pubblica di acquisto (Opa), nonostante le complessità legate allo status di Mps (ancora parzialmente statale dopo il salvataggio del 2017). Fonti vicine al Ministero dell’Economia suggeriscono prudenza, ma non escludono scenari di aggregazione se allineati alla stabilità del sistema.

Credit Agricole e il fronte Banco Bpm

Parallelamente, riemerge il protagonismo francese. Credit Agricole, attraverso le parole dell’amministratore delegato Olivier Gavalda, ha ribadito “obiettivi molto ambiziosi per l’Italia”, puntando a rafforzare la propria influenza in Banco Bpm. Il gruppo transalpino, già azionista di riferimento con il 20%, chiederebbe ora 4-5 seggi nel consiglio d’amministrazione per allineare la rappresentanza al peso azionario. Una mossa che anticipa possibili sviluppi fusionistici, sebbene il management di Banco Bpm mantenga una posizione difensiva. La strategia di Credit Agricole si inserisce in un contesto di riorganizzazione del credito europeo, dove l’Italia rappresenta un mercato frammentato e appetibile. Tuttavia, ogni operazione dipenderà dalla valutazione della Banca Centrale Europea (BCE), attenta agli impatti sistemici.

Governance a Siena e gli equilibri futuri

A Siena, intanto, l’assemblea di Mps ha approvato il nuovo assetto governance, confermando Nicola Maione alla presidenza e Luigi Lovaglio come amministratore delegato. Una scelta di continuità apprezzata dal Ministero dell’Economia, che vede nella riconferma dei vertici un elemento di stabilità per gestire la prossima fase: la riduzione della quota pubblica (attualmente al 39%) e l’eventuale ingresso di un partner industriale. La BCE avrà l’ultima parola sul piano industriale di Mps, incluso ogni ipotesi di fusione. Intanto, il dipartimento del Tesoro lavora a un piano di dismissione graduale, consapevole che qualsiasi operazione dovrà conciliare esigenze di mercato e salvaguardia degli interessi nazionali. Il Sole 24 Ore, Reuters, Credit Agricole

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