La società contemporanea, sempre più popolata da anziani, sembra condividere un desiderio profondo e quasi universale: quello di invertire il corso del tempo, di tornare alla spensieratezza e alla vitalità della giovinezza, se non addirittura dell'infanzia. Questo anelito, così attuale, trova eco in opere letterarie del passato che, pur dimenticate, toccano corde emotive ancora risonanti. Un esempio emblematico è "La Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino", un racconto pubblicato nel 1911 da Giulio Gianelli, uno scrittore torinese dal destino letterario travagliato. L'opera narra la favolosa vicenda di un uomo che ringiovanisce progressivamente, invertendo il naturale ciclo della vita, un tema che oggi, in un'epoca dominata dalla senescenza, potrebbe riscuotere un successo inaspettato. Gianelli, figura emblematica della corrente letteraria crepuscolare e patetica del primo Novecento, si muoveva in un contesto culturale ricco di influenze, frequentando poeti e scrittori come Corazzini, Moretti, Gozzano e Cena, e nutrendo ambizioni che spaziavano dalla poesia alla narrativa, fino ai nascenti soggetti cinematografici, sulla scia di un D'Annunzio allora dominante. La sua opera su Pipino, con la sua prospettiva unica sulla vita vissuta al contrario, sembra quasi profetica, anticipando un desiderio collettivo che oggi, in un mondo che invecchia, potrebbe trovare nella lettura di tale storia un conforto e una riflessione profonda. La figura di Gianelli stesso, soprannominato "Gianellino" per la sua statura e le sue abitudini – la pipa sempre accesa e il cappellino in testa – evoca un'immagine di fragilità e sensibilità, caratteristiche che si riflettono nella sua scrittura malinconica e tenera.
L'eco di Pipino nel presente
Il desiderio di "ringiovanire" non è solo un'aspirazione letteraria, ma un sentimento diffuso che permea la nostra società. La figura di Pipino, con la sua esistenza al contrario, diventa metafora di un'impossibile nostalgia per un tempo perduto, un'età dell'oro che sembra irraggiungibile. In un'epoca in cui l'aspettativa di vita si allunga e la popolazione anziana cresce, il confronto con la giovinezza diventa inevitabile, alimentando un senso di rimpianto per le opportunità non colte, le esperienze non vissute, o semplicemente per l'energia e la leggerezza che sembrano appartenere a un'altra dimensione. La letteratura, in questo senso, offre uno specchio in cui riflettere queste inquietudini, proponendo narrazioni che esplorano le pieghe più intime del desiderio umano. La "Storia di Pipino" di Gianelli, sebbene oggi quasi dimenticata, rappresenta un tentativo affascinante di dare forma a questa aspirazione. La sua pubblicazione originaria su una rivista dell'epoca, "L'Avvenire", testimonia l'interesse per temi che, pur radicati nel loro tempo, possiedono una universalità sorprendente. La figura di Pipino, che nasce vecchio e muore bambino, incarna l'idea di un ritorno alle origini, di una purificazione dalle esperienze accumulate, di una riscoperta dell'innocenza perduta. Questo desiderio di "ricominciare" o di "riassaporare" la giovinezza è un tema ricorrente nell'immaginario collettivo, che trova nelle storie come quella di Pipino una potente espressione.
