L'operazione Usa del 3 gennaio 2026 per catturare Nicolás Maduro scatena condanne globali, anche da alleati storici. UE e ONU denunciano violazioni del diritto internazionale, temendo escalation in Venezuela.
L'operazione Usa e le sue conseguenze immediate
Il 3 gennaio 2026, forze speciali americane supportate da aerei e navi hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores a Caracas. L'operazione, giustificata dagli Usa con motivi di diritti umani e lotta al narcotraffico, ha provocato un'ondata di reazioni internazionali. Maduro, accusato di mancanza di legittimità democratica, è stato prelevato in un raid notturno che ha incluso raid aerei sul territorio sovrano.
La Casa Bianca, sotto l'amministrazione Trump, ha difeso l'azione come necessaria per affrontare la crisi umanitaria e il traffico di droga attraverso il Venezuela. Tuttavia, il Segretario di Stato Marco Rubio ha precisato che gli Usa non assumeranno un ruolo di governo diretto, optando per un blocco sulle esportazioni petrolifere. Questa mossa mira a spingere un'insurrezione popolare contro il regime.
Subito dopo, il Venezuela ha visto un aumento dell'instabilità, con rischi di ulteriore militarizzazione. L'Onu ha segnalato che quasi otto milioni di persone necessitano di aiuti umanitari, aggravando una situazione già critica.
La condanna dell'Unione Europea
L'Alto Rappresentante Ue ha emesso una dichiarazione supportata da 26 Stati membri, condannando l'intervento Usa per violazione dei principi del diritto internazionale e della Carta Onu. L'Ue richiama tutti gli attori alla calma per evitare escalation e promuovere una transizione pacifica guidata dai venezuelani.
Bruxelles riconosce la priorità di combattere il crimine organizzato e il narcotraffico, ma insiste che ciò debba avvenire nel rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale. L'Ue mantiene contatti con gli Usa e partner regionali per facilitare un dialogo inclusivo verso la democrazia.
Tra le preoccupazioni, l'Ue evidenzia la necessità di liberare i prigionieri politici e proteggere i diritti umani. Le autorità consolari europee coordinano sforzi per la sicurezza dei cittadini Ue in Venezuela, inclusi quelli detenuti illegalmente.
Le critiche dall'Onu e gli esperti di diritti umani
L'ufficio diritti umani Onu ha definito l'operazione Usa una chiara violazione del principio di non uso della forza contro l'integrità territoriale, come previsto dall'articolo 2(4) della Carta Onu. La portavoce Ravina Shamdasani ha respinto le giustificazioni basate sui diritti umani, affermando che la responsabilità non si ottiene con interventi militari unilaterali.
Il Commissario Onu Volker Türk ha ribadito che l'intervento mina l'architettura della sicurezza internazionale, rendendo tutti gli Stati meno sicuri. L'Onu, espulsa dal Venezuela nel 2024 per i suoi rapporti critici, insiste su un processo di accountability victim-centred.
Esperti Onu temono che l'instabilità post-raid peggiori la crisi umanitaria. La portavoce ha chiamato Usa e autorità venezuelane al rispetto del diritto internazionale, sottolineando che il futuro del paese spetta solo al suo popolo.
Implicazioni globali e prospettive future
Anche alleati come l'Ue criticano l'azione Usa, evidenziando i limiti del diritto internazionale di fronte alle decisioni presidenziali unilaterali. Analisti del Brookings notano come l'operazione esponga le tensioni tra autorità esecutiva americana e norme globali.
Trump ha ventilato interessi petroliferi, promettendo ricostruzione dell'infrastruttura oil venezuelana da parte di aziende Usa. Questo solleva interrogativi su motivazioni economiche dietro l'intervento, oltre a quelle umanitarie dichiarate.
La comunità internazionale spinge per una soluzione negoziata, rispettosa della sovranità venezuelana. Senza un dialogo inclusivo, il rischio di ulteriori conflitti e instabilità regionale rimane alto, con appelli unanimi per il rispetto dei diritti del popolo venezuelano.
