'The Taste of Things' è un film poetico che intreccia l'arte culinaria con emozioni profonde, ispirato al romanzo 'Pot au Feu'. Esplora il legame tra Dodin e Eugenie attraverso piatti raffinati e silenzi carichi di significato.
La trama e i protagonisti
Il film 'The Taste of Things', diretto da Tran Anh Hung, è un adattamento del romanzo francese 'Pot au Feu' degli anni '20, che ritrae la vita quotidiana di Dodin Bouffant, un gastronomo appassionato, e la sua cuoca Eugenie. La loro esistenza ruota intorno alla preparazione di banchetti elaborati in una campagna francese idilliaca, dove il cibo diventa espressione di un amore non dichiarato.
Le scene iniziali immergono lo spettatore in un'atmosfera sensoriale: il suono del fuoco, l'aroma degli ingredienti freschi e i gesti precisi dei protagonisti rivelano una complicità profonda. Eugenie, interpretata da Juliette Binoche, domina la cucina con maestria, mentre Dodin osserva e suggerisce, in un equilibrio che sfuma i ruoli tradizionali di padrone e serva.
Il racconto si sviluppa lentamente, rivelando misteri familiari come la presenza di una giovane ragazza e le emozioni represse, culminando in un'esplorazione di amore, perdita e comfort zone emotiva, senza dialoghi espliciti ma attraverso il linguaggio universale del gusto.
Il cibo come linguaggio d'amore
Nel film, la cucina francese di fine Ottocento è elevata a metafora di relazioni umane: ogni piatto, dall'omelette semplice alle ostriche con caviale, simboleggia interazioni e affetti. I protagonisti usano il cibo per comunicare ciò che le parole non esprimono, trasformando la preparazione in un atto di intimità.
Juliette Binoche ha descritto le scene culinarie come un processo artistico simile alla pittura, richiedente ritmo e adattamento al momento, sotto la guida dello chef Pierre Gagnaire. Questo approccio sottolinea la verità sensoriale rispetto alla perfezione meccanica.
Rispetto a film come 'Phantom Thread', 'The Taste of Things' offre una visione più innocente e nutriente del cibo come 'love language', dove i gemiti di piacere durante i pasti evocano un erotismo sottile e autentico, celebrando la gioia condivisa del mangiare.
La filosofia del gusto nel film
Il gusto emerge non solo come sensazione fisica ma come percezione multisensoriale, integrando olfatto, tatto e vista per creare esperienze di 'flavour' complesse, come discusso in studi filosofici sui sensi chimici. Nel film, questa complessità riflette la natura latente delle emozioni tra Dodin ed Eugenie.
Ispirato a riflessioni storiche sul gusto nel periodo moderno iniziale, il film esplora come il palato riveli qualità fisiologiche degli alimenti e del temperamento umano, analogamente alle teorie di Condillac e Kant che valorizzavano poco il gusto ma ne riconoscevano il ruolo sociale.
La 'comfort zone' di Eugenie, tra piaceri audaci e sicurezza domestica, riecheggia saggi contemporanei: il cibo permette di abbracciare la spezia della vita senza eccessi, mantenendo un equilibrio tra passione e familiarità.
Produzione e ricezione critica
Le riprese enfatizzano giardini rigogliosi e stagionalità, rispettando cicli naturali contro l'industrializzazione alimentare moderna, come Binoche ha sottolineato in interviste. Questo rispetto per ingredienti e animali aggiunge profondità etica al racconto.
La critica ha lodato le scene di cucina per la loro bellezza estatica, trasformando la campagna francese in un sogno per chef, con piatti che accumulano potenza emotiva senza spiegazioni verbali, rendendo il film un pasto soddisfacente.
Disponibile su piattaforme streaming, 'The Taste of Things' invita a riflettere sul ruolo del cibo nella vita, confermando il suo appeal universale e la maestria di Tran Anh Hung nel catturare l'essenza del vivere attraverso i sensi.
Il contesto sensoriale e storico
Storicamente, il gusto nel primo periodo moderno era visto come fonte di conoscenza fisiologica, con ragionamenti analogici dal sapore degli alimenti alle loro proprietà, come analizzato da studiosi come Shapin. Il film riprende questa idea, legandola a un contesto cosmologico e epistemologico.
Filosofi come Kant consideravano il gusto un senso minore ma utile per socialità e sicurezza alimentare; 'The Taste of Things' lo nobilita, mostrando come percezione olfattiva e tattile confluiscano in esperienze flavour unificate.
Questa prospettiva multisensoriale sfida visioni tradizionali della percezione, posizionando i sensi chimici al centro di una comprensione più ampia della realtà umana.
