Venezuela sotto attacco: la Danimarca teme per la Groenlandia

Pubblicato: 04/01/2026, 14:12:486 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Esteri
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Venezuela sotto attacco: la Danimarca teme per la Groenlandia
Gli Stati Uniti catturano Maduro e riaccendono le tensioni geopolitiche nel continente americano

Il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato l'Operazione Absolute Resolve contro il Venezuela, catturando il presidente Nicolás Maduro. L'intervento militare statunitense nel continente americano alimenta le preoccupazioni della Danimarca riguardo al controllo della Groenlandia, in un contesto di crescente assertività americana nella regione.

L'Operazione Absolute Resolve e la cattura di Maduro

Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, il presidente Donald Trump ha ordinato una serie di attacchi aerei coordinati contro il Venezuela, denominati Operazione Absolute Resolve. L'operazione è iniziata intorno alle 2:00 del mattino ora locale, con più di 150 aerei che hanno colpito obiettivi militari in tutto il nord del paese, concentrandosi principalmente intorno alla capitale Caracas. Gli attacchi hanno interessato aree come La Guaira, Higuerote, Meseta de Mamo, Baruta, El Hatillo, Charallave e Carmen de Uria, causando almeno sette esplosioni significative e distruggendo infrastrutture critiche.

Durante l'operazione, le forze armate statunitensi hanno catturato il presidente Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores. Trump ha annunciato il successo dell'operazione tramite Truth Social, dichiarando che gli Stati Uniti avrebbero gestito il paese "fino a quando non potremo effettuare una transizione sicura, appropriata e giudiziosa". L'amministrazione Trump non ha notificato il Congresso in anticipo, giustificando la decisione con la necessità di mantenere il segreto operativo e proteggere la missione da possibili compromessi.

Le immagini satellitari hanno confermato la distruzione di almeno cinque magazzini, veicoli bruciati e un posto di sicurezza fatto saltare in aria. Un aereo Beechcraft Baron e un sistema missilistico Buk-M2E sono stati distrutti all'aeroporto di Higuerote. Il governo venezuelano ha immediatamente dichiarato lo stato di emergenza nazionale e ha denunciato l'azione come "aggressione imperialista", chiedendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di convocarsi per discutere la situazione.

Il contesto geopolitico e le implicazioni internazionali

L'intervento militare statunitense in Venezuela rappresenta un'escalation significativa nella politica estera americana verso l'America Latina. Trump ha esplicitamente dichiarato che gli Stati Uniti intendono permettere alle grandi compagnie petrolifere americane di operare in Venezuela, promettendo investimenti miliardari nel paese. Inoltre, il presidente ha minacciato ulteriori operazioni militari più massicce se dovesse incontrare resistenza, affermando che gli Stati Uniti sono "pronti a lanciare un secondo attacco molto più grande se necessario". Questa strategia riflette una visione più ampia di dominio americano nel continente.

La cattura di Maduro avviene in un momento di tensione geopolitica globale, con implicazioni che vanno ben oltre il Venezuela. L'operazione è stata temporizzata per coincidere con un incontro tra il presidente venezuelano e una delegazione cinese di alto livello, guidata dal rappresentante speciale di Pechino per gli affari latinoamericani. Questo tempismo suggerisce un'intenzione deliberata di interrompere l'approfondimento delle relazioni energetiche tra la Cina e l'America Latina, un aspetto cruciale della competizione geopolitica contemporanea.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha espresso preoccupazione per l'operazione, affermando che essa ha "implicazioni preoccupanti per la regione" e costituisce "un precedente pericoloso" che non rispetta le norme del diritto internazionale. Su richiesta della Colombia, Russia e Cina, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU è stato convocato per il 5 gennaio per discutere la situazione, evidenziando il carattere controverso dell'intervento dal punto di vista della comunità internazionale.

La Danimarca e le preoccupazioni per la Groenlandia

L'aggressiva affermazione di dominio americano nel continente americano ha generato significative preoccupazioni in Danimarca riguardo al futuro della Groenlandia, territorio autonomo danese situato nell'Artico. Trump ha recentemente espresso interesse nel controllo della Groenlandia, dichiarando che il territorio è "non negoziabile" per gli interessi americani. L'intervento in Venezuela, presentato come una dimostrazione della volontà americana di esercitare il controllo nella propria sfera di influenza, rappresenta un segnale allarmante per Copenaghen circa le possibili intenzioni future degli Stati Uniti nei confronti del territorio artico.

La strategia dichiarata da Trump di affermare che "la dominanza americana nell'Emisfero Occidentale non sarà mai messa in discussione di nuovo" ha implicazioni dirette per la Danimarca. La Groenlandia, con le sue risorse naturali strategiche, la sua posizione geopolitica nell'Artico e il suo valore militare, rappresenta un obiettivo potenziale nell'ambito di questa visione di egemonia americana regionale. Le autorità danesi hanno osservato con crescente apprensione come l'amministrazione Trump stia consolidando il controllo americano su aree critiche del continente americano, temendo che questo possa essere il preludio a pressioni più dirette sulla sovranità della Groenlandia.

La situazione in Venezuela serve come precedente preoccupante per la Danimarca. Se gli Stati Uniti sono disposti a lanciare operazioni militari su larga scala per catturare un leader straniero e assumere il controllo di un paese, ciò suggerisce una disposizione a ricorrere a misure estreme per raggiungere obiettivi geopolitici. Per Copenaghen, questo rappresenta un campanello d'allarme che richiede una riconsiderazione della strategia diplomatica e della sicurezza nei confronti della Groenlandia, in un contesto di crescente assertività americana nella regione artica e nel continente americano.

Prospettive future e implicazioni strategiche

L'intervento in Venezuela ha dimostrato la capacità e la volontà dell'amministrazione Trump di utilizzare la forza militare per raggiungere obiettivi geopolitici nel continente americano. Con circa 16.000 militari dispiegati nella regione e 11 navi da guerra americane al largo delle coste venezuelane, incluso un portaerei e un sottomarino nucleare, gli Stati Uniti hanno stabilito una presenza militare massiccia. Trump ha anche espresso apertura alla possibilità di dispiegare truppe terrestri, affermando che gli Stati Uniti non hanno paura dei "boots on the ground", sebbene abbia contemporaneamente minimizzato l'idea di un intervento militare a lungo termine.

Per la Danimarca e la comunità internazionale, l'operazione in Venezuela rappresenta un punto di svolta nella politica estera americana. La dichiarazione di Trump secondo cui gli Stati Uniti intendono "correre il paese" fino a una transizione ordinata, insieme alle minacce di ulteriori attacchi se necessario, suggerisce un'intenzione di esercitare un controllo prolungato. Questo approccio, combinato con le precedenti dichiarazioni riguardanti la Groenlandia, il Canada e il Canale di Panama, indica una strategia più ampia di consolidamento del controllo americano su aree strategicamente importanti.

Guardando al futuro, la situazione rimane altamente instabile. Gli alleati di Maduro rimangono al potere in Venezuela, il che potrebbe portare a ulteriori conflitti e operazioni militari. Per la Danimarca, la lezione è chiara: la nuova amministrazione americana è disposta a ricorrere a misure straordinarie per affermare la propria egemonia regionale. Questo contesto richiede una valutazione attenta delle relazioni con gli Stati Uniti e una strategia diplomatica robusta per proteggere la sovranità della Groenlandia in un'epoca di crescente assertività geopolitica americana nel continente americano e oltre.

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