Aurora Livoli strangolata a Milano: fermato il killer

Pubblicato: 02/01/2026, 20:05:285 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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Aurora Livoli strangolata a Milano: fermato il killer
La tragica fine della 19enne in un cortile e l'arresto del sospettato peruviano

Aurora Livoli, 19 anni, è stata trovata morta il 29 dicembre 2025 in un cortile di via Paruta a Milano. Un uomo di 57 anni di origini peruviane è stato fermato e indagato per omicidio volontario, con gravi indizi a suo carico emersi da telecamere e precedenti penali.

Il tragico ritrovamento del corpo di Aurora Livoli

Il corpo senza vita di Aurora Livoli, una giovane di 19 anni, è stato scoperto la mattina del 29 dicembre 2025 nel cortile di un condominio in via Paruta, nella periferia nord di Milano. La ragazza presentava evidenti lividi sul collo, compatibili con un'azione violenta come lo strangolamento, secondo i primi rilievi delle autorità. Il ritrovamento ha scosso l'intera comunità milanese, innescando un'indagine rapida da parte dei carabinieri e della Procura. Aurora era scomparsa da casa dal 4 novembre precedente, e la sua identificazione è avvenuta grazie alla diffusione di immagini dalle telecamere di sicurezza, riconosciuta dai genitori solo dopo la viralità del video. Questo caso evidenzia le difficoltà nel tracciare persone vulnerabili in contesti urbani complessi.

Le indagini preliminari hanno escluso subito l'ipotesi di un decesso naturale, puntando verso un omicidio. I medici legali hanno condotto un'autopsia per determinare con precisione le cause della morte, confermando i segni di asfissia meccanica. Via Paruta, zona residenziale non lontana dalla stazione metropolitana M2 Cimiano, è diventata teatro di un'attività investigativa intensa, con perquisizioni e analisi di filmati. La giovane, originaria di un contesto difficile, non era registrata nei centri di accoglienza milanesi, complicando le ricerche iniziali. Fonti investigative sottolineano come il corpo fosse abbandonato in modo sbrigativo, suggerendo un movente impulsivo da parte dell'aggressore.

La notizia si è diffusa rapidamente sui media locali, amplificando l'attenzione pubblica. I residenti del condominio hanno collaborato fornendo dettagli sui movimenti sospetti nelle ore precedenti. Questo episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza nelle periferie milanesi, dove episodi di violenza contro giovani sono purtroppo ricorrenti. Le autorità hanno promesso aggiornamenti tempestivi, mentre la famiglia di Aurora vive un dolore immenso, chiedendo giustizia rapida.

Il profilo del sospettato: un 57enne peruviano con precedenti

Il principale indagato è un uomo di 57 anni di origini peruviane, irregolare sul territorio italiano e già noto alle forze dell'ordine per accuse di violenza sessuale. Fermato il 30 dicembre 2025, l'uomo è in stato di fermo con l'accusa di omicidio volontario. Le sue generalità non sono state rese pubbliche per ragioni investigative, ma i dettagli emersi dipingono un soggetto con un passato criminale significativo, inclusi episodi di aggressione fisica. La sua condizione di irregolarità lo rendeva sfuggente alle reti di controllo ordinarie.

Prima dell'omicidio, il sospettato aveva mostrato un comportamento violento. Il 28 dicembre, alla stazione M2 Cimiano, aveva tentato di rapinare una connazionale 19enne, stringendola al collo e tappandole la bocca per impedirle di gridare. La vittima si era liberata grazie all'arrivo di un treno e al soccorso di passanti, mentre l'uomo fuggiva camuffandosi con un giubbotto double face. Questo episodio, denunciato immediatamente, ha portato al suo arresto due giorni dopo, fornendo il primo aggancio investigativo.

I precedenti per violenza sessuale rafforzano il quadro indiziario contro di lui. Le forze dell'ordine lo descrivono come un soggetto pericoloso, con un modus operandi che privilegia attacchi improvvisi alle spalle delle vittime isolate. La sua detenzione preventiva permette ulteriori interrogatori e confronti con le prove raccolte, in attesa di conferme dall'autopsia.

Le prove video e il collegamento con l'omicidio

Le telecamere di sorveglianza hanno giocato un ruolo cruciale nelle indagini. Immagini del 28 e 29 dicembre mostrano il 57enne in compagnia di Aurora Livoli nelle ore critiche, poco dopo la tentata rapina a Cimiano. Il filmato cattura la ragazza che si allontana volontariamente da casa e incontra l'uomo vicino al condominio di via Paruta. Questi elementi, uniti al suo passaggio documentato nel palazzo, costituiscono gravi indizi di colpevolezza.

L'arresto iniziale non era legato direttamente all'omicidio, ma a una denuncia per rapina. Successivi accertamenti hanno ricondotto l'uomo al caso Livoli, grazie al riconoscimento facciale e ai movimenti coerenti. La Procura ha autorizzato la diffusione di un'immagine di Aurora per identificarla, accelerando il processo. Le analisi forensi sui video sono ancora in corso, ma già ora legano temporalmente e spazialmente i fatti.

La stazione Cimiano emerge come punto nevralgico: non distante da via Paruta, collega gli episodi in una sequenza logica. Esperti di investigazioni video confermano l'attendibilità delle registrazioni, resistenti a manipolazioni. Questo approccio tecnologico rappresenta un passo avanti nella lotta al crimine urbano.

L'autopsia e le indagini in corso

L'autopsia sul corpo di Aurora si è svolta nelle ore successive al ritrovamento, confermando lividi al collo indicativi di strangolamento. Gli esami tossicologici e istologici forniranno dettagli su eventuali sostanze o dinamiche precise della morte. I risultati preliminari supportano l'ipotesi di un delitto passionale o impulsivo, avvenuto la sera del 28 dicembre.

I carabinieri continuano perquisizioni e interrogatori, esplorando il contesto di Aurora, fuggita di casa da novembre. Non emergono legami pregressi con il sospettato, suggerendo un incontro casuale degenerato. La famiglia collabora, fornendo dettagli sulla vita della giovane, segnata da difficoltà personali.

Il caso rimane aperto, con il fermo prorogabile. La Procura vigila per un processo rapido, mentre Milano riflette su vulnerabilità sociali. Prevenzione e sorveglianza rafforzata sono chiavi per evitare tragedie simili, come auspicano esperti di criminologia.

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