Analisi della Riforma Costituzionale sulla Giustizia
Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati a votare in un referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, promossa dal governo Meloni. Si tratta di un referendum confermativo, il che implica la necessità di considerare due aspetti fondamentali. In primo luogo, non è previsto il quorum richiesto per i referendum abrogativi. In secondo luogo, il voto espresso a favore della riforma confermerà la sua approvazione, e viceversa.
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La riforma incide su sette articoli della Costituzione, modificando la struttura dello stato basata sulla divisione dei poteri: legislativo, esecutivo e giurisdizionale.
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Modifiche alla Costituzione e Impatto sulla Magistratura
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La riforma, come descritta, mira a modificare la divisione dei poteri. Il legislativo, già compromesso da una decennale concordanza tra forze politiche, e l’esecutivo, rappresentato dal Governo e dai suoi ministri, sono mantenuti. Tuttavia, la giurisdizionale, che dovrebbe garantire l'indipendenza della magistratura dagli altri due poteri, è oggetto di cambiamento. La riforma prevede un controllo del potere esecutivo sulla magistratura, come evidenziato da Licio Gelli, Gran Maestro della P2, nel 1981, che sottolineava l'importanza di "raggiungere con la separazione delle carriere il controllo del potere esecutivo sulla magistratura".
Conseguenze della Riforma
L'implementazione di questa riforma potrebbe portare a una diminuzione dei rischi per politici e aziende coinvolte in indagini e procedimenti giudiziari. In particolare, si prevede una maggiore sicurezza per coloro che potrebbero essere ostacolati da indagini o da "lacci e lacciuoli", termini che suggeriscono un tentativo di influenzare il corso delle indagini. La riforma, se approvata, potrebbe quindi ridurre la pressione sulle figure coinvolte in attività giudiziarie, alterando potenzialmente l'equilibrio del sistema giudiziario italiano.
