Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha segnato una svolta netta nel dibattito sulla difesa europea, aprendo per la prima volta al tema della deterrenza nucleare. A Monaco, durante la conferenza sulla sicurezza, Merz si è presentato come il leader più deciso sulla necessità di rafforzare la capacità militare del continente. Tuttavia, il suo approccio non rappresenta una rottura totale con il passato, ma piuttosto una evoluzione dello stesso orientamento già espresso dal suo predecessore nei primi mesi della guerra su larga scala in Ucraina.
Un linguaggio nuovo per la politica tedesca
Merz parla in un modo a cui l'Europa non era più abituata, soprattutto nell'era di Angela Merkel. Il suo stile è molto diretto, quasi abrasivo, e anche quando ripete concetti già noti, il contesto in cui li espone ne cambia radicalmente la ricezione. A Monaco, si è limitato a ribadire l'obiettivo tedesco di dotarsi al più presto del primo esercito convenzionale d'Europa. Ma pronunciare queste parole a casa sua, in presenza di tutti i leader europei e della delegazione statunitense, ha avuto un impatto significativo.
Le radici della svolta tedesca
La nuova consapevolezza tedesca nasce da due shock principali. Di fronte alla sfida cinese, il modello economico e industriale tedesco si sta riorientando verso la difesa, sfruttando strumenti industriali, capitali e capacità di spesa unici. Contemporaneamente, lo shock trumpista e la minaccia russa stanno spingendo la Germania di Merz a prepararsi per un nuovo scenario geopolitico. L'obiettivo è chiaro: trasformare la Germania nel pilastro militare dell'Europa, con una visione che ricorda da vicino il gollismo francese.
