Video riemerso nel febbraio 2026: false immagini di Donald Trump e Jeffrey Epstein a una

Pubblicato: 15/02/2026, 16:05:174 min
Scritto da
Redazione
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Video riemerso nel febbraio 2026: false immagini di Donald Trump e Jeffrey Epstein a una

La diffusione del video e il contesto legato agli Epstein Files

Nel febbraio 2026 è riemerso online un video che, secondo quanto sostenuto da alcuni utenti, mostrerebbe il presidente degli Stati Uniti Donald Trump insieme a Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali, durante un incontro sociale in presenza di ragazze molto giovani. Il filmato presunto ha iniziato a circolare con forza sui social media in un momento in cui l’attenzione pubblica era già elevata per un altro motivo: la recente pubblicazione di milioni di pagine di documenti legati al caso Jeffrey Epstein, resa nota dal U.S. Department of Justice in base all’Epstein Files Transparency Act. La ricomparsa del video si è innestata su voci che da anni continuano a emergere sui presunti legami tra Trump ed Epstein. In questo quadro, la diffusione del contenuto è stata accompagnata da messaggi che richiamavano la gravità delle accuse e la necessità di fare luce sulle responsabilità. Epstein, al centro di un caso con accuse federali di traffico sessuale, è morto suicida in carcere nel 2019 mentre era in attesa di processo. Questo elemento, già noto nel racconto pubblico della vicenda, ha contribuito a mantenere alta la tensione attorno a qualsiasi nuovo materiale attribuito alla sua rete di relazioni. Tra i post che hanno contribuito alla circolazione del video, uno su X, indicato come archiviato e contenente uno screenshot del filmato, riportava un testo con l’hashtag #EpsteinFile. Il messaggio sosteneva che i documenti rivelassero una “terribile verità”, descriveva presunti abusi e sfruttamento di minori, e affermava che alcuni responsabili, nonostante tali crimini, avrebbero continuato a detenere posizioni di potere e notorietà, fino a diventare presidenti, primi ministri o celebrità. Il post aggiungeva che #EpsteinFile non si limiterebbe a “smascherare i criminali”, ma ricorderebbe anche alla società la propria responsabilità e l’importanza della verità. Il contenuto era attribuito all’utente X @Yogendr62777749.

Le piattaforme coinvolte e la natura non autentica del filmato

La circolazione del video non è rimasta confinata a un solo canale. Il filmato si è diffuso su più piattaforme, tra cui Facebook, X, YouTube e Threads, alimentando ulteriormente discussioni e condivisioni. La presenza contemporanea su ambienti diversi ha favorito la replicazione del contenuto e la sua visibilità, soprattutto in un periodo in cui milioni di pagine di documenti sul caso Epstein avevano appena catalizzato l’attenzione generale. Nonostante la narrazione che accompagnava le condivisioni, il filmato non era autentico. In altre parole, non si trattava di riprese reali che documentassero l’episodio così come veniva presentato online. Il materiale, pur richiamando un’immagine riconoscibile e usata per sostenere l’idea di una scena “catturata in video”, non corrispondeva a un documento originale. L’elemento centrale è che la clip era basata su una fotografia reale scattata nel 1997. Tuttavia, ciò non rendeva vero il video: la provenienza dell’immagine non coincideva con l’autenticità del filmato che ne era stato ricavato. Il contenuto circolato era dunque una rielaborazione che prendeva spunto da quella foto, ma risultava con ogni probabilità generato, anziché registrato dal vivo.

L’effetto delle voci e delle affermazioni virali

La riemersione del video si è collegata direttamente alle voci persistenti sui rapporti tra Trump ed Epstein, riattivandole e rafforzandole nella percezione di chi lo ha visto e condiviso. L’accostamento tra un presunto filmato “in movimento” e l’uscita recente di documenti ufficiali ha creato un contesto in cui molte persone hanno interpretato il contenuto come una prova o una conferma di sospetti precedenti. In questo meccanismo di diffusione, anche i testi associati alle immagini hanno avuto un ruolo determinante. Il post su X citato, con toni allarmistici e riferimenti espliciti a minori e a presunti responsabili rimasti potenti e famosi, ha contribuito a presentare il filmato come parte di una rivelazione più ampia, legata a #EpsteinFile. La formulazione del messaggio spingeva a leggere lo screenshot come un tassello di una “verità” nascosta, facendo leva su concetti come responsabilità collettiva e importanza della verità. Resta però il punto chiave: nonostante la diffusione su più piattaforme e la cornice creata dal dibattito sui documenti del caso, il video in questione non era autentico. Era costruito a partire da una fotografia del 1997 e risultava molto probabilmente generato, elemento che contrasta con l’idea, rilanciata online, di un filmato reale capace di documentare la scena così come veniva descritta.

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