La disputa sul puzzle Ravensburger
Qualche tempo fa, l'Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci è finito al centro di una vertenza tra Italia e Germania. L'azienda tedesca di giocattoli Ravensburger aveva realizzato un puzzle che riproduceva fedelmente il celebre disegno, inserendolo in una serie dedicata alle grandi opere dell'arte figurativa, come la Gioconda e la Ragazza con l'orecchino. Il Ministero della Cultura e le Gallerie dell'Accademia di Venezia, custodi dell'opera, si opposero fermamente all'iniziativa, invocando norme del Codice dei Beni Culturali italiano.
La controversia passò da un piano giudiziario a uno diplomatico. Il Tribunale di Venezia accolse la richiesta italiana, estendendo il provvedimento anche oltre i confini nazionali. Ravensburger ricorse al Tribunale di Stoccarda, sostenendo che l'opera è di pubblico dominio, dato che ai tempi di Leonardo non esistevano i diritti d'autore moderni e che dal decesso del genio toscano sono passati secoli. Nonostante ciò, le autorità italiane mantennero una posizione rigida, vietando l'uso commerciale dell'immagine per preservare l'integrità del patrimonio culturale.
La censura nella sigla olimpica
Per la seconda volta in pochi anni, l'Uomo Vitruviano balza agli onori della cronaca, questa volta per la "scomparsa" dei genitali nel disegno usato nella sigla delle trasmissioni televisive dedicate alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina. Il celeberrimo schizzo leonardesco, simbolo dell'armonia tra arte, scienza e proporzioni umane, appare alterato in una clip grafica colorata che evoca sport e italianità, trasformando la figura in corpi di atleti invernali.
La Rai, che ha trasmesso la sigla, ha ricevuto critiche per questa modifica, percepita come censura. L'azienda si è difesa definendo la polemica pretestuosa, spiegando che i contenuti sono forniti dall'Olympic Broadcasting Services, organismo del Comitato Olimpico Internazionale, e devono essere usati identici da tutte le emittenti senza possibilità di intervento. Opposizioni politiche hanno annunciato interrogazioni parlamentari per verificare autorizzazioni e consensi da parte delle autorità custodi.
Due misure per lo stesso disegno
L'atteggiamento del Ministero della Cultura e delle Gallerie dell'Accademia di Venezia differisce nettamente nei due casi. Nel contenzioso con Ravensburger, hanno agito con decisione per bloccare la riproduzione su un puzzle, tutelando l'opera da usi commerciali. Oggi, invece, non risulta alcuna opposizione all'impiego nella sigla televisiva, né tantomeno alla sua manomissione, che priva il disegno di un dettaglio anatomico presente nell'originale.
Sorge spontanea la domanda su questi due pesi e due misure: perché vietare un innocuo puzzle educativo mentre si tollera unaalterazione pubblica in un contesto mediatico di massa? Le custodi dell'opera paiono silenti di fronte a una "mutilazione" che sacrifica un pilastro dell'identità culturale italiana sull'altare olimpico, senza apparenti rimostranze o azioni legali. Questo contrasto evidenzia possibili disparità nel controllo sull'uso dell'immagine, alimentando dibattiti su tutela e coerenza.
