La forza dell’arte contro l’oblio
La terza edizione della Giornata delle Arti, promossa dal Vicariato di Roma, ha dedicato un’intera riflessione a Gaza, simbolo di una ferita aperta che interpella con forza le coscienze. L’evento si è tenuto il 14 febbraio nei saloni del Palazzo Apostolico Lateranense, trasformati in spazio di ascolto e memoria. Qui, allieve e allievi delle principali accademie romane – l’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico, l’Accademia nazionale di danza, l’Accademia di Belle Arti di Roma e il Conservatorio Santa Cecilia – hanno unito gesto, parola e musica per contrastare l’assuefazione alla sofferenza.
Le diverse espressioni artistiche, integrate dall’installazione realizzata da Edoardo Tresoldi per Caritas Roma, hanno composto un racconto corale. L’arte non si è limitata a rappresentare il dolore, ma ha assunto il ruolo di strumento per risvegliare responsabilità collettiva, trasformando il silenzio in testimonianza attiva. In questo contesto, Palazzo Lateranense è diventato luogo di incontro tra creatività e impegno etico, dove ogni performance ha evocato la sete di chi ha perso tutto.
La sete di memoria e responsabilità
Don Gabriele Vecchione, vicedirettore dell’Ufficio per la pastorale universitaria e cappellano dell’Università Sapienza di Roma, ha sottolineato il potere trasformativo dell’arte. “L’arte è il contrario della narcosi, dell’assuefazione”, ha dichiarato, spiegando come essa porti a uno svelamento profondo e generi memoria duratura. “Non bisogna dimenticare Gaza”, ha aggiunto, ricordando le migliaia di morti, inclusi i bambini, che rendono urgente un atto di ricordo collettivo.
Il titolo “Se ci fosse acqua” evoca proprio questa urgenza: è il verso che esprime il desiderio di ogni crocifisso, la sete di chi non ha più nulla. Attraverso questa iniziativa, l’arte si fa antidoto all’indifferenza, invitando a un ascolto attivo che fermi l’oblio. Le esibizioni hanno così intrecciato poesia, musica e immagini per dare voce alle vittime, trasformando numeri e nomi in simboli di una tragedia che il mondo non può ignorare.
Un invito corale all’ascolto
L’evento ha riunito talenti giovani in un mosaico di discipline, dalla drammaturgia alla danza, passando per la musica e le arti visive. L’installazione di Tresoldi ha funzionato da fulcro simbolico, mentre le performance degli studenti hanno creato un flusso narrativo unitario. Gaza emerge non solo come tema, ma come domanda risolta con risolutezza artistica, dove la parola diventa strumento per testimoniare perdita e speranza.
Questa Giornata delle Arti ha dimostrato come la creatività possa opporsi alla dimenticanza, rendendo concreta la responsabilità verso chi soffre. Nei saloni lateranensi, la forza del gesto e della musica ha riecheggiato come monito: l’arte svela, ricorda e chiama all’azione, impedendo che la sofferenza svanisca nell’indifferenza quotidiana.
