Il paradosso energetico della Libia La Libia si trova di fronte a un paradosso affascinante: nonostante sia il paese africano con le maggiori riserve di petrolio, rimane fortemente dipendente dalle importazioni estere di gasolio. Questo squilibrio rappresenta una delle sfide economiche più significative per il paese, che possiede risorse petrolifere abbondanti ma manca della capacità di raffinazione necessaria per soddisfare il fabbisogno interno. Un imprenditore libico benestante di Bengasi, Ahmed Gadalla, intende ora risolvere questa contraddizione attraverso un progetto ambizioso: la realizzazione della prima raffineria privata del paese, con il supporto tecnico dell'azienda italiana Saipem. ## L'iniziativa di Ahmed Gadalla e il coinvolgimento di Saipem Secondo quanto riferito dallo stesso Gadalla in una conversazione con Il Foglio, la società italiana Saipem — leader riconosciuto nelle attività di ingegneria, perforazione e realizzazione di grandi progetti nei settori dell'energia e delle infrastrutture — è stata contattata dalla Muheet Oil Refining Co., controllata dal cosiddetto Gruppo Alushibe, un insieme di società tutte di proprietà di Gadalla. Il progetto preliminare è senza precedenti e rappresenterebbe un passo decisivo per liberare la Libia dalla dipendenza dalle forniture estere di gasolio. Gadalla ha spiegato le sue intenzioni affermando: "Voglio modernizzare il paese con strutture all'avanguardia per porre fine al sistema attuale che vede la Libia dipendere così tanto dalle importazioni di gasolio. Siamo dei grandi produttori di petrolio, dobbiamo puntare su questo e stiamo avviando un dialogo con Saipem per espandere il sistema di raffinazione petrolifera nel paese". ## Prospettive e incertezze Sebbene il progetto potrebbe avere un notevole impatto sulla Libia, restano ancora da chiarire diversi aspetti cruciali, non ultimo l'identità e il background di Ahmed Gadalla stesso. L'iniziativa si inscrive in un piano più ambizioso annunciato lo scorso gennaio dal presidente della National Oil Corporation libica, Masoud Suleiman, che mira a raddoppiare la capacità produttiva di petrolio raffinato, passando dagli attuali 380 mila barili al giorno a 660 mila barili al giorno. Il coinvolgimento di Saipem, di cui Eni è il principale azionista, conferma l'impegno delle aziende italiane nel settore energetico libico, un ambito dove l'Italia mantiene una presenza strategica consolidata.