L’espansione aggressiva della rete detentiva
L’agenzia federale ICE (Immigration and Customs Enforcement) sta intensificando l’espansione della sua rete di detenzione per migranti negli Stati Uniti, con un raddoppio della scala operativa. L’ente procede all’acquisto diretto di grandi immobili industriali, destinati a essere riconvertiti in centri di trattenimento, come emerso da numerose inchieste giornalistiche. Parallelamente, adotta una linea repressiva più dura rispetto ai primi mesi dell’amministrazione Trump, puntando a una struttura detentiva diffusa su tutto il territorio nazionale. Questo piano include anche categorie di persone finora escluse dall’autorità tradizionale dell’ICE, ampliando il raggio d’azione oltre i confini consueti.
L’obiettivo è creare una rete capillare di centri in grado di ospitare decine di migliaia di individui, con siti capaci di contenere fino a 10.000 persone ciascuno, sommati alle oltre 70.000 già detenute in condizioni precarie. Iniziative come queste prevedono la ristrutturazione di oltre venti nuovi complessi giganteschi, per aggiungere 80.000 posti letto supplementari, trasformando magazzini in strutture detentive su scala nazionale.
La sentenza chiave della Corte d’Appello
Il 7 febbraio, un collegio conservatore della Corte d’Appello federale del Quinto Circuito, con sede a New Orleans, ha consegnato all’amministrazione Trump una vittoria cruciale. Con una decisione presa per 2 a 1, i giudici hanno avallato l’ampliamento dei casi di detenzione obbligatoria senza udienza per la cauzione, riguardanti specifiche categorie di persone arrestate dall’ICE. Tra queste figurano individui che risiedono negli Stati Uniti da anni, precedentemente non soggetti a tali misure.
Questa pronuncia storica rafforza la posizione governativa, estendendo i poteri dell’agenzia e facilitando arresti e trattenimenti più rapidi. La giurisdizione della corte copre un’ampia porzione del territorio, rendendo l’impatto potenzialmente enorme sulla gestione migratoria. La sentenza si inserisce in un contesto di retate intensificate, con l’ICE che mira a 3.000 arresti giornalieri, supportata da un organico raddoppiato a 22.000 agenti e finanziamenti miliardari.
Impatti e portata del piano nazionale
Il piano dell’ICE mira a una detenzione di massa capillare, integrando acquisti diretti di strutture industriali con una politica dura che coinvolge anche residenti di lunga data. Le operazioni, rivelate da inchieste, prevedono la conversione di immobili in centri per trattenere migranti in attesa di procedure, estendendo l’autorità ICE a nuovi target. Questo doppio approccio – acquisti e linea repressiva – supera le azioni iniziali dell’amministrazione Trump, creando una infrastruttura detentiva estesa.
La decisione della Corte del Quinto Circuito amplifica questi sforzi, permettendo detenzioni senza cauzione per categorie ampliate, con effetti su scala nazionale data la vasta giurisdizione del tribunale. L’espansione risponde a un obiettivo di controllo migratorio totale, basato su rivelazioni investigative che evidenziano l’accelerazione del processo.
