Chiagne e occupa: l'Italia amichevole di Meloni e il mito della laurea a Colle Oppio

Pubblicato: 13/02/2026, 12:15:454 min
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Redazione
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Chiagne e occupa: l'Italia amichevole di Meloni e il mito della laurea a Colle Oppio

La convinzione profonda di una discriminazione storica


Chiunque conosca anche solo superficialmente Giorgia Meloni e il mondo politico in cui si è formata sa che la presidente del Consiglio è fermamente convinta che la destra in Italia sia stata discriminata. Questa certezza non è un semplice slogan elettorale, ma una fede radicata, forgiata negli ambienti della sua militanza giovanile. Meloni e il suo Movimento credono che tale discriminazione abbia segnato decenni di storia repubblicana, relegando le idee di destra a un ruolo marginale rispetto alle narrazioni dominanti. Questa percezione permea il suo approccio alla leadership, dove il risentimento verso presunte esclusioni diventa motore di rivendicazione identitaria.
Nel contesto della newsletter "Hanno tutti ragione", firmata da Stefano Cappellini e datata venerdì 13 febbraio 2026, emerge come questa convinzione sia il filo conduttore del percorso politico di Meloni. La presidente del Consiglio, nata e cresciuta nei quartieri popolari di Roma come la Garbatella, ha interiorizzato l'idea di una destra emarginata, discriminata da un sistema che ha favorito altre forze. Tale visione non è astratta: si nutre di esperienze personali e collettive, dove il senso di esclusione rafforza il legame con una base elettorale che si riconosce in questa narrazione.

La formazione a Colle Oppio e l'apprendistato politico

Chiagne e occupa. L'Italia amichettista delle Meloni e l'importanza della laurea a Colle Oppio


La sezione del Fronte della Gioventù a Colle Oppio rappresenta il cuore della formazione politica di Giorgia Meloni. È qui, in questo luogo mitico per la destra romana, che la futura leader ha mosso i primi passi, tra volantini, comizi e dibattiti di quartiere. Colle Oppio non era solo una sede periferica: era la più grande e importante di Roma, da cui dipendevano sezioni come quelle di Roma ovest, Garbatella e Ostia. In questo ambiente eterodosso, guidato da figure come Fabio Rampelli e il gruppo dei Gabbiani, Meloni ha appreso i rudimenti di una politica sperimentale, attenta a temi sociali e ambientali, lontana da stereotipi rigidi.
Rampelli, architetto e deputato dal 2005, proviene proprio da Colle Oppio, sezione considerata persino "di sinistra" per il suo comunitarismo spinto, con echi tolkieniani e ascetismo pagano. Meloni vi ha fatto apprendistato, intrecciando rapporti destinati a durare, come quelli con Francesco Lollobrigida e Giovambattista Fazzolari. Questo luogo simboleggia l'origine della sua leadership autentica, non "fabbricata in laboratorio", ma radicata in una tradizione che mescola militanza di base e sperimentazione ardita. Oggi, però, i rapporti si sono evoluti: Rampelli non guida più, e il partito romano di Fratelli d'Italia è stato commissariato, segno di una metamorfosi in cui Meloni mantiene un filo con le origini per sfuggire all'accusa di tradimento.

Il diploma linguistico e l'Italia delle amicizie informali


Il percorso scolastico di Meloni alimenta dibattiti sull'Italia "amichettista", dove legami personali e militanti prevalgono su formalismi. Dal 1990 al 1996 ha frequentato l'Istituto professionale "Amerigo Vespucci" di Roma, un istituto alberghiero, conseguendo il diploma di maturità linguistica con 60/60. Nei documenti ufficiali, come il curriculum sul sito della Camera dei deputati, appare la dicitura "Diploma di liceo linguistico; Giornalista", mentre per la candidatura a sindaca di Roma nel 2016 si specifica "Diploma di maturità linguistica" presso lo stesso Vespucci, mai un liceo linguistico vero e proprio.
Questa discrepanza evidenzia un'Italia di relazioni informali, dove la formazione a Colle Oppio conta più di titoli accademici. Meloni non è laureata, ma il suo apprendistato politico – tra "chiagne e fotti" – ha forgiato una leader che governa con la convinzione di sanare discriminazioni storiche. L'enfasi su Colle Oppio sottolinea come la destra meloniana valorizzi l'esperienza militante su percorsi istituzionali, in un sistema percepito come ostile. Questa narrazione rafforza il legame con una base che vede in lei il riscatto di anni di marginalità, trasformando presunte carenze formali in punti di forza autentici.

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