La minimizzazione come arma politica
Nessun festeggiamento ufficiale nella maggioranza per l’addio di Roberto Vannacci alla Lega. A Palazzo Chigi e nella sede di Fratelli d’Italia si applica una strategia precisa: ridimensionare lo strappo del generale, trattandolo come "un dettaglio fastidioso". Fonti governative rivelano a Repubblica che Giorgia Meloni teme soprattutto l’effetto amplificazione. Dare peso alla scissione rischierebbe di trasformare Futuro Nazionale in un competitor agguerrito a destra, simile all’Alternative für Deutschland tedesco. L’obiettivo è neutralizzare la minaccia attraverso il silenzio, evitando di legittimare un movimento ancora privo di struttura. Salvini, dal canto suo, reagisce con attacchi plateali ma privi di controstrategie concrete. La Lega appare divisa tra chi invoca una linea dura e chi teme ulteriori emorragie elettorali. Secondo analisti interpellati da Il Sole 24 Ore, il rischio per il Carroccio è duplice: perdere frange estremiste e vedere eroso il ruolo di polo sovranista, già indebolito dall’ascesa di FdI.
L’incubo Mastella e la frammentazione
Il parallelo con Clemente Mastella non è casuale. Nel 2008, l’allora ministro della Giustizia causò la caduta del governo Prodi con la sua defezione, dimostrando quanto un micro-attore possa destabilizzare equilibri fragili. Oggi, sebbene Futuro Nazionale parta da una base esigua (CasaPound e sigle minori), il timore è che possa replicare dinamiche simili alle europee 2024. Meloni ricorda bene che Mastella ottenne solo il 2% ma bruciò decisivi seggi alla sinistra. Tuttavia, le differenze contestuali attenuano i pronostici catastrofisti. Come sottolinea Pagella Politica, l’attuale legge elettorale e la polarizzazione riducono gli spazi per formazioni marginali. Giovanni Donzelli, coordinatore di FdI, fa leva proprio su questo: "Gli italiani premiano la stabilità, non i guastatori". Un messaggio che mira a consolidare il voto utile attorno alla coalizione dominante.
Il calcolo del centrodestra
La scommessa della maggioranza poggia su due fattori: l’effimera organizzazione di Vannacci e la percezione della sua lista come progetto personale più che ideologico. Pur riconoscendone il potenziale mediatico, i big del governo dubitano che riesca a superare lo sbarramento del 4%. Intanto, lavorano per isolarlo diplomaticamente: nessun esponente di peso ha finora aderito al suo movimento. La partita vera si giocherà nella capacità di FdI e Lega di assorbire il malcontento dell’elettorato più radicale. Meloni punta a presentarsi come l’unica alternativa credibile alla sinistra, relegando Futuro Nazionale a fenomeno protestatario. Una strategia che, se fallisse, aprirebbe scenari inediti: la destra italiana potrebbe ritrovarsi con il suo "M5S di estrema destra", capace di rosicchiare consensi in modo imprevedibile. Repubblica Il Sole 24 Ore Pagella Politica
