Obama, Trump e lo “zar del confine”: il dibattito sulle deportazioni

Pubblicato: 04/02/2026, 12:07:583 min
Scritto da
Maria Gloria Domenica
Categoria: Lifestyle
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Obama, Trump e lo “zar del confine”: il dibattito sulle deportazioni

Il caso Tom Homan e i numeri delle deportazioni

Tom Homan, direttore dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) sotto Barack Obama e poi nominato “zar del confine” da Donald Trump, è al centro di un acceso dibattito online. Un meme virale sostiene che Homan ricevette un premio durante l’era Obama per 920.000 espulsioni, mentre sotto Trump fu etichettato come “nazista” nonostante le deportazioni calassero (409.000 nel 2012 contro 290.000 nel 2017). L’argomento, ripreso da articoli come quello di Rodolfo Casadei su Tempi, ignora però un dato cruciale: i numeri grezzi non spiegano le differenze nelle politiche applicate. Durante l’amministrazione Obama, l’ICE concentrò le risorse sull’espulsione di migranti con precedenti penali gravi o appena entrati nel paese. Homan stesso, nel 2016, definì questa strategia “mirata ed efficiente”. I dati del Dipartimento per la Sicurezza Interna mostrano che nel 2012 il 58% dei deportati aveva condanne per crimini violenti. Sotto Trump, invece, le categorie si allargarono: dal 2017, qualsiasi immigrato irregolare divenne potenziale bersaglio, indipendentemente dalla fedina penale.

Le priorità politiche: due approcci a confronto

La differenza tra i due mandati risiede nelle direttive operative. Obama introdusse nel 2014 il programma Priority Enforcement Program, che limitava le deportazioni a casi specifici. Trump rovesciò questa linea con il memorandum del febbraio 2017, firmato dall’allora segretario John Kelly, che ordinò all’ICE di rimuovere “tutti gli immigrati privi di documenti”. Il cambio di priorità generò casi eclatanti: arresti in tribunali, scuole o ospedali, e la separazione di minori dalle famiglie – pratica che attirò critiche internazionali. Homan, pur rimanendo la stessa figura, adattò il suo ruolo al nuovo indirizzo. Sotto Obama difese le quote di espulsioni come necessità legale; con Trump giustificò gli arresti indiscriminati come “applicazione della legge senza eccezioni”. Il Washington Post nel 2018 evidenziò come i media mainstream amplificarono proprio queste azioni, contribuendo alla percezione di una svolta radicale.

Disinformazione e narrazioni sui social

Il meme su Homan esemplifica un problema più ampio: la semplificazione di dati complessi per costruire narrazioni politiche. Casadei, nell’articolo su Tempi, omette di analizzare il mutato contesto normativo, presentando i numeri come prova di un “doppio standard” dei media verso Trump. In realtà, organizzazioni come l’ACLU hanno documentato come le politiche trumpiane abbiano violato più frequentemente i diritti umani, incluso l’uso prolungato di centri di detenzione. La disinformazione si nutre di parallelismi superficiali. Come sottolinea il sito FactCheck.org, confrontare le deportazioni annuali senza considerare criteri e impatto sociale è fuorviante. La retorica anti-immigrazione di Trump, unita a immagini di bambini in gabbia, ha polarizzato l’opinione pubblica in modo senza precedenti, trasformando Homan da burocrate a simbolo di un dibattito tossico. Tempi Dipartimento Sicurezza Interna USA FactCheck.org

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