Origini della fake news e assenza di prove
Nei giorni scorsi, diversi post su Facebook hanno diffuso la notizia di una presunta donazione di 150 milioni di euro dalla Russia alla Sicilia per "aiuti umanitari". La fonte citata – un generico riferimento a contatti non verificati – è stata amplificata da profili social sospetti, tra cui uno archiviato qui. Tuttavia, nessun documento ufficiale conferma l’esistenza di tale transazione. Le istituzioni siciliane, interrogate in merito, hanno categoricamente escluso l’arrivo di fondi russi. Anche il Ministero dell’Economia italiano non ha registrato movimenti di questa entità, né risulta alcuna delibera regionale o nazionale che autorizzi o menzioni l’operazione. L’assenza di tracce amministrative è un elemento dirimente: una donazione internazionale di tale portata richiederebbe procedure trasparenti, approvazioni multilivello e pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Invece, chi ha diffuso la notizia non ha prodotto prove, invertendo paradossalmente l’onere della prova: ha preteso che altri dimostrassero l’inesistenza di un fatto mai avvenuto.
L’anomalia della Gazzetta Ufficiale inesistente
Un ulteriore indizio della malafede è emerso nei commenti al post virale. Un utente, cercando di giustificare la bufala, ha affermato di aver letto la notizia sulla "Gazzetta Ufficiale del 6 gennaio 2026". Peccato che tale data sia futura e che nessuna G. U. – passata o presente – contenga riferimenti a donazioni russe alla Sicilia. L’episodio rivela un modus operandi tipico delle fake news "doppelganger": si inventano fonti credibili (qui addirittura un documento futuro) per confermare narrazioni politiche, in questo caso tese a esaltare la presunta generosità della Russia verso l’Italia. La bufala rientra in un filone già osservato durante la pandemia o la guerra in Ucraina, dove falsi finanziamenti "alternativi" vengono contrapposti a quelli reali dell’UE. Come segnalato da Pagella Politica, queste operazioni hanno spesso obiettivi disinformativi: screditare le istituzioni occidentali o costruire consenso intorno a potenze straniere.
Il fenomeno Doppelganger e la necessità di verificare
Le bufale "doppelganger" – false notizie spacciate come scoop esclusivi – proliferano grazie alla condivisione acritica sui social. Secondo un’analisi di Open, il 68% degli utenti non controlla la fonte prima di condividere contenuti sensibili. Nel caso siciliano, la narrazione ha sfruttato tensioni preesistenti sul federalismo fiscale, ma la sua debolezza logica è evidente: se la Russia avesse davvero elargito 150 milioni, l’annuncio sarebbe stato strumentalizzato dalla diplomazia di Mosca, mentre il Cremlino non ne ha mai parlato. La vicenda insegna l’importanza di applicare semplici regole di fact-checking: verificare l’esistenza di documenti ufficiali, incrociare fonti indipendenti e diffidare di chi non fornisce link o riferimenti precisi. La verità, in questo caso, è netta: nessun euro russo è arrivato in Sicilia. Archivio post Facebook Pagella Politica Open
