Due procuratori di Sergei Loznitsa: dal successo di Cannes alle sale italiane

Pubblicato: 01/02/2026, 12:28:443 min
Scritto da
Maria Gloria Domenica
Categoria: Spettacolo
Condividi:
#cannes #successo #cinema #film #procuratori sergei loznitsa
Due procuratori di Sergei Loznitsa: dal successo di Cannes alle sale italiane

Cannes 2025: il riconoscimento della critica

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2025, Due procuratori di Sergei Loznitsa ha conquistato la scena internazionale con il suo sguardo tagliente sulla macchina repressiva staliniana. Il film, accolto da standing ovation e dibattiti sulla sua attualità politica, ha confermato Loznitsa come uno dei maestri del cinema d’impegno contemporaneo. La pellicola, coprodotta da Germania, Lituania e Paesi Bassi, approda ora in Italia il 12 febbraio, distribuita da I Wonder Pictures. L’uscita arriva in un momento di rinnovato interesse per i drammi storici capaci di interrogare le dinamiche del potere, come dimostrano i recenti Norimberga di James Vanderbilt e Il mago del Cremlino di Olivier Assayas. Il regista ucraino, già premiato a Cannes per Donbass (2018), costruisce un’opera che unisce rigore documentaristico e tensione narrativa. Le riprese in bianco e nero e l’uso di location autentiche in Lituania ricreano l’atmosfera claustrofobica dell’URSS del 1937, anno culmine delle Grandi Purghe. La scelta di ambientare la storia in un unico palazzo di giustizia amplifica il senso di oppressione, trasformando il film in un labirinto morale senza vie d’uscita.

1937: giustizia e corruzione nel cuore dell’URSS

Ambientato durante le Grandi Purghe staliniane, Due procuratori racconta lo scontro tra il giovane procuratore Korneev (Vasilij Zotov) e il potente Procuratore Generale Vyshinsky (Vladimir Koshevoy). Korneev sfida il sistema per salvare un ex professore, veterano bolscevico accusato di tradimento. La sua battaglia si trasforma in un duello verbale e psicologico con Vyshinsky, architetto dei processi-farsa che condannarono migliaia di innocenti. Loznitsa mostra come la legge venga piegata a strumento di terrore, con dialoghi serrati che rivelano la logica perversa della repressione. Il film attinge a documenti d’archivio sui processi di Mosca (1936-1938), restituendo la retorica manipolatoria del regime. La sceneggiatura evidenzia i parallelismi tra i meccanismi di controllo staliniani e le derive autoritarie del XXI secolo. Come sottolineato dal regista in un’intervista a ScreenDaily, "la verità non è mai assoluta, ma viene costruita da chi detiene il potere narrativo". Una riflessione che risuona nel presente, tra fake news e sovranismi.

Cinema e storia: la lezione di Loznitsa

Con Due procuratori, Loznitsa completa una trilogia sul totalitarismo iniziata con State Funeral (2019) e Babi Yar. Context (2021). La pellicola si distingue per l’approccio anti-retorico: invece di celebrare eroi, mostra l’erosione dell’etica individuale in sistemi corrotti. La fotografia di Oleg Mutu (4 mesi, 3 settimane, 2 giorni) usa inquadrature claustrofobiche per simboleggiare la cecità collettiva di fronte all’ingiustizia. L’arrivo in sala conferma il ruolo del cinema come strumento di analisi storica. In un’epoca di revisionismi, opere come questa sfidano lo spettatore a riconoscere gli schemi ricorrenti dell’oppressione. Come notato da Variety, "Loznitsa non racconta il passato, ma smaschera l’eterno presente dell’autoritarismo". Un monito necessario, distribuito mentre l’Europa affronta nuove crisi democratiche. ScreenDaily Variety I Wonder Pictures

Commenti

Caricamento commenti…