2026: imprese italiane tra timori e timide opportunità

Pubblicato: 30/01/2026, 09:06:342 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Cronaca
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2026: imprese italiane tra timori e timide opportunità

Crescita anemica e venti di instabilità

Le stime per il 2026 confermano un quadro critico: il Pil italiano crescerà appena dello 0,7%, secondo proiezioni Cna e organismi internazionali. Un dato allineato alle previsioni dello scorso dicembre, ma ulteriormente appesantito dalle recenti tensioni geopolitiche e commerciali. "L’incertezza regna sovrana da anni e continuerà a farlo", avverte Michele Carloni, presidente di Cna Umbria, sottolineando come le frizioni internazionali – dai conflitti alle guerre commerciali – rischino di frenare export e investimenti. La fragilità si riflette soprattutto sulle PMI, che rappresentano l’80% del tessuto produttivo nazionale e faticano ad assorbire shock esterni.

Mercosur: la scommessa (non senza rischi)

Tra le poche note positive spicca l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur, citato da Carloni come "opportunità concreta". L’intesa eliminerà dazi per il 91% dei prodotti Ue verso Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, aprendo un mercato da 500 milioni di consumatori. Settori come automotive, macchinari e agroalimentare potrebbero beneficiarne, ma permangono dubbi sulla reale capacità delle imprese italiane – specie le piccole – di penetrare aree complesse. Criticità emergono anche sul fronte ambientale: l’accordo prevede clausole verdi, ma organizzazioni come WWF denunciano rischi di deforestazione accelerata.

Iperammortamenti e ZES: sostegni a metà

Il governo punta su strumenti fiscali per sostenere gli investimenti: iperammortamento al 180% per beni fino a 2,5 milioni di euro, detassazione dei premi di produzione (fino a 5.000 euro) e incentivi per le aziende nei 37 Comuni umbri inseriti nelle Zone Economiche Speciali (ZES). "Misure utili ma non risolutive", precisa Carloni, evidenziando come gli sgravi richiedano comunque liquidità immediata – risorsa scarsa per molte imprese dopo la crisi energetica. Restano poi nodi strutturali: secondo Confindustria, la burocrazia italiana costa 52 miliardi l’anno, vanificando parte degli incentivi. Cna Nazionale, Istat, Ministero dell'Economia

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