La corsa alla sovranità tecnologica
Le crescenti tensioni geopolitiche con gli Stati Uniti hanno accelerato i piani dell’Unione Europea per ridurre la dipendenza digitale da colossi come Google e Microsoft. Secondo fonti del Wall Street Journal, solo sei mesi fa un’interruzione improvvisa dei servizi cloud statunitensi sarebbe stata considerata "impensabile". Oggi, invece, la Commissione e il Parlamento Europeo lavorano a una strategia per proteggere settori critici – sanità, pagamenti, telecomunicazioni – da eventuali blocchi unilaterali. La scorsa settimana, l’Europarlamento ha approvato una risoluzione sulla sovranità tecnologica, chiedendo norme per privilegiare fornitori europei e promuovere software open source. "Non si tratta di sostituire tutto dall’oggi al domani, ma di creare alternative credibili", spiega un funzionario UE coinvolto nei negoziati.
GAIA-X: il cloud "made in Europe"
Al centro della controffensiva digitale c’è GAIA-X, un’infrastruttura cloud federata sviluppata da Francia, Germania e altri 22 partner continentali. Il progetto, lanciato nel 2020, punta a collegare data center europei attraverso standard aperti, garantendo interoperabilità e controllo locale dei dati. Aziende come Deutsche Telekom, Orange e Atos ne guidano l’implementazione, mentre la Commissione valuta un European Cloud Certification Scheme per selezionare operatori conformi alle regole UE. L’obiettivo è triplice: evitare il lock-in con i Big Tech, ridurre i rischi di sorveglianza extraterritoriale (come il Cloud Act statunitense) e stimolare l’innovazione locale. "GAIA-X non è un semplice competitor di AWS o Azure", precisa un portavoce. "È un ecosistema basato su trasparenza e software libero".
Ostacoli e scenari futuri
Nonostante gli sforzi, la strada verso l’autonomia rimane in salita. Oggi l’Europa ospita appena il 4% dei data center globali, contro il 53% degli USA, e Microsoft detiene oltre l’80% del mercato OS nella PA continentale. La transizione richiederà miliardi di investimenti e una riconversione delle competenze informatiche pubbliche. Critici sottolineano anche i ritardi: GAIA-X entrerà in fase operativa non prima del 2025, mentre il piano per migrare le istituzioni UE a software open source (come Nextcloud e LibreOffice) procede a rilento. "Servono incentivi chiari per le PMI e una governance condivisa", avverte Laura Blanco, esperta di politiche digitali. Intanto, Bruxelles prepara una legge sul cloud europeo entro fine 2023, prova tangibile che la dipendenza tecnologica è ormai una questione di sicurezza nazionale. Risoluzione sul cloud europeo Documentazione GAIA-X Analisi Wall Street Journal
