Il Corriere della Sera ha evidenziato una rapida escalation della violenza tra i minori, con un aumento del 13,8% nel numero dei minorenni indagati ai servizi sociali dal 2019 al 2025. Questo dato si colloca in un contesto di critiche alla mancanza di politiche preventive e alla responsabilità attribuita esclusivamente all'esecutivo, secondo l'articolo. Iniziamo da una analisi dei numeri forniti dal ministero della Giustizia. Nel 2019, i minorenni indagati ai servizi sociali erano appena oltre il milione e mezzo (20.963).
Tuttavia, a fine anno 2025, questo numero era salito a circa il 24.000 individui (23.862), un aumento del 13,8%. Questo incremento sembra sottolineare una crescita significativa nella necessità di interventi e soluzioni preventive. Nonostante i numeri parlino chiaro sulla crescente problematica della violenza tra i minori, l'articolo rivela anche un aspetto deluso: il governo guidato da Giorgia Meloni (che è stato in carica dal settembre 2022) sembra concentrarsi principalmente sulle punizioni e non sull'iniziativa preventiva. Questo approccio, come evidenziato dal Corriere della Sera, potrebbe essere un segno di mancanza di politiche preventive efficaci.
La questione si palesa anche nel contesto del decreto Caivano, che sembra concentrarsi sulle sanzioni per i genitori dei minorenni coinvolti nei reati. Questo approccio potrebbe non essere sufficiente o potenzialmente in contrasto con l'obiettivo di prevenire la violenza giovanile. Questo aumento della violenza tra i minori rappresenta un problema che va oltre le semplici accuse di disagio sociale, povertà materiale o mancanza di educazione. Come evidenziato dall'articolo del Corriere della Sera, la responsabilità non può essere attribuita a questi elementi solo perché sembrano apparentemente meno immediatamente concretizzabili e controllabili.
Ciò suggerisce che l'iniziativa preventiva è un aspetto cruciale per affrontare questa problematica. Se il governo si concentra principalmente sulle sanzioni, potrebbe non essere sufficiente a prevenire la violenza giovanile. Infatti, come evidenziato dal Corriere della Sera, i minorenni con armi da fuoco in tasca sono aumentati del 100% (dal 2019 al 2025), evidenziando l'assenza di interventi efficaci per prevenire queste condizioni. In conclusione, mentre la responsabilità non può essere attribuita esclusivamente all'esecutivo o alle cause apparentemente meno concretizzabili come il disagio sociale e la povertà materiale, è necessario un approccio più ricco di interventi preventivi.
Questo implica una riflessione profonda sulle politiche preventive che possono davvero aiutare a prevenire la violenza giovanile e garantire un ambiente sicuro per tutti i minori. Questi dati, sebbene limitati nel loro insieme, evidenziano chiaramente l'importanza di una strategia preventiva più ampia e diversificata. La responsabilità non può essere attribuita a singole cause o individui; è necessario un approccio integrato che abbracci tutti i fattori in gioco per affrontare efficacemente la problematica della violenza giovanile.
Fonte originale Piovono coltellate, colpa del governo. Se i reati delle cosiddette baby gang sono in vistoso aumento nelle città più grandi, non è colpa né del disagi...
