La figura enigmatica di Antonio Chichiarelli, il "Falsario di Stato", ispira "Il Falsario - Viaggio nei misteri italiani", un'opera cinematografica che promette di immergere lo spettatore nelle pieghe più oscure della storia recente del nostro Paese. La pellicola, disponibile su Netflix dal 23 gennaio, si presenta come un thriller avvincente, liberamente ispirato al libro omonimo di Nicola Biondo e Massimo Veneziani. In una video intervista esclusiva, il regista Stefano Lodovichi e il protagonista Pietro Castellitto offrono uno sguardo privilegiato sul processo creativo e sulle sfide interpretative di questo progetto ambizioso. La Roma degli anni '70 e '80, con i suoi intrighi e le sue ombre, diventa il palcoscenico ideale per la storia di un uomo capace di replicare alla perfezione ogni tipo di opera d'arte o documento, un talento che lo porterà a incrociare il suo cammino con i più grandi misteri italiani.
L'arte della copia e i segreti d'Italia
Pietro Castellitto, nel ruolo di Antonio Chichiarelli, descrive il suo personaggio come un artista tormentato, un genio incompreso la cui abilità nel falsificare lo trasforma in una pedina cruciale in scenari ben più grandi di lui. "Copiare è un'arte," afferma Castellitto, sottolineando come la precisione maniacale di Chichiarelli nel riprodurre quadri e documenti fosse solo la punta dell'iceberg di una personalità complessa. Il trasferimento nella capitale, in un'epoca di fermento sociale e politico, segna l'inizio di un'ascesa vertiginosa, che lo vede diventare il più grande falsario italiano e, al contempo, una figura centrale nei misteri irrisolti del Paese. Il regista Stefano Lodovichi evidenzia come il film non sia un mero biopic, ma un'esplorazione dei meccanismi che hanno portato un individuo a diventare un ingranaggio in eventi storici di portata nazionale, un viaggio che attraversa generi diversi, dal dramma al thriller, mantenendo sempre un forte legame con la realtà storica.
Tra finzione e verità storica
La narrazione de "Il Falsario" si muove con abilità sul confine tra la finzione cinematografica e la ricostruzione storica, attingendo a fatti realmente accaduti ma rielaborandoli per creare un racconto avvincente. La scelta di definire il film "falsamente ispirato a una storia vera" sottolinea la volontà di non aderire pedissequamente alla cronaca, ma di utilizzare gli eventi come trampolino di lancio per una riflessione più ampia sulla natura della verità, dell'identità e del potere. Lodovichi e Castellitto concordano sull'importanza di restituire un ritratto sfaccettato di Chichiarelli, un uomo le cui azioni hanno avuto ripercussioni inaspettate, intrecciandosi con trame politiche e criminali che ancora oggi affascinano e interrogano. La sceneggiatura, curata da Sandro Petraglia con la collaborazione di Lorenzo Bagnatori, promette di offrire dialoghi taglienti e una trama ricca di colpi di scena, in linea con la tradizione dei grandi misteri italiani.
