Alberto Trentini e Mario Burlò, detenuti per oltre un anno in Venezuela, sono stati liberati dalle autorità. Il ministro Tajani annuncia il loro buono stato di salute e il rientro imminente in Italia, grazie a un'intensa azione diplomatica italiana.
La liberazione annunciata all'alba
Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati dalle autorità venezuelane dopo oltre 420 giorni di detenzione. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dato l'annuncio nelle prime ore del mattino, confermando che i due connazionali stanno bene e si trovano ora presso l'Ambasciata italiana a Caracas.
La premier Giorgia Meloni ha espresso gioia e soddisfazione per la scarcerazione, ringraziando la presidente ad interim Delcy Rodríguez. Un aereo è già partito da Roma per riportarli in patria, con arrivo previsto tra stanotte e domani.
La famiglia di Trentini ha commentato che la prigionia lascia ferite profonde, ma la liberazione rappresenta un sollievo immenso dopo mesi di attesa e pressioni diplomatiche.
Il contesto della detenzione
Trentini, cooperante veneziano di origine italiana, e Burlò, imprenditore torinese, erano reclusi nel penitenziario di El Rodeo I da fine 2024, senza formalizzazione di accuse. La loro vicenda si inserisce in un clima di tensioni politiche in Venezuela, con centinaia di prigionieri politici ancora detenuti.
La scarcerazione fa parte di una serie di rilasci, inclusi sedici casi recenti su circa ottocento prigionieri totali. Uno di questi, un agente di polizia, è deceduto in carcere, evidenziando le dure condizioni detentive.
L'Italia ha seguito il caso in prima persona, con Tajani che ha parlato direttamente con i due italiani, definendo il gesto un forte segnale da parte del governo venezolano.
Il ruolo della diplomazia italiana
Gli sforzi della Farnesina si sono intensificati negli ultimi mesi, con contatti diretti con Caracas e mediatori internazionali. Leader come Carlo Calenda hanno lodato l'efficacia dell'azione diplomatica del governo Meloni.
Opportunità mancate in precedenza, come lo scambio Caracas-Usa in estate o eventi religiosi in autunno, non avevano portato al rilascio, ma le trattative recenti hanno avuto successo grazie a un cambio di strategia venezolana.
La liberazione coincide con la fine della 'diplomazia degli ostaggi', come noto da fonti vicine a Rodríguez, segnando una possibile svolta nelle relazioni con Stati Uniti ed Europa.
Prospettive di rientro e implicazioni
Trentini e Burlò, accolti dall'ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, sono in buone condizioni fisiche e psicologiche. Il loro ritorno segna la fine di un incubo durato 423 giorni di detenzione arbitraria, come denunciato da osservatori.
La premier Meloni ha sottolineato l'impegno costante del governo, mentre la comunità italiana attende con ansia il ricongiungimento familiare. La vicenda rafforza il ruolo dell'Italia nelle crisi umanitarie all'estero.
Nonostante il sollievo, resta aperta la questione dei prigionieri politici in Venezuela, con centinaia ancora in carcere. L'evento potrebbe aprire nuove vie diplomatiche per ulteriori liberazioni.
Reazioni politiche e internazionali
Il leader di Azione Carlo Calenda ha ringraziato pubblicamente chi ha lavorato per la liberazione, definendola un risultato frutto di perseveranza. Meloni ha comunicato direttamente con Tajani, che ha gestito la vicenda passo dopo passo.
Sul fronte internazionale, il rilascio arriva in un momento di transizione politica in Venezuela, con Rodríguez al potere ad interim e negoziati in corso con opposizioni moderate come Henrique Capriles.
Esperti notano che questa scarcerazione potrebbe influenzare future trattative, riducendo l'uso di ostaggi come leva diplomatica, in linea con recenti accordi multilaterali.
