Iran-Usa, il contatto segreto tra Araghchi e Witkoff

Pubblicato: 12/01/2026, 16:57:444 min
Scritto da
Redazione
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Iran-Usa, il contatto segreto tra Araghchi e Witkoff
Il ministro degli Esteri iraniano rompe il silenzio: discussioni per un incontro nei prossimi giorni

Secondo quanto riportato da Axios, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha contattato l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff nel fine settimana. L'iniziativa rappresenta un tentativo di Teheran di allentare le tensioni con Washington, sullo sfondo delle minacce di intervento militare da parte del presidente Donald Trump in risposta alle proteste in corso in Iran.

Il contatto tra Teheran e Washington

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha contattato nel fine settimana l'inviato della Casa Bianca Steve Witkoff, in seguito alle minacce di un'azione militare da parte del presidente Donald Trump. Secondo quanto riferito da fonti a conoscenza della questione, l'iniziativa sembrava un tentativo da parte di Teheran di allentare le tensioni con Washington o di guadagnare tempo prima di qualsiasi azione da parte degli Stati Uniti.

Si tratta del primo segnale che il canale diretto di comunicazione tra Stati Uniti e Iran resta aperto, nonostante lo stallo nei negoziati sul nucleare e lo scambio di minacce tra i due Paesi. Una fonte ha affermato che Araghchi e Witkoff hanno discusso la possibilità di tenere un incontro nei prossimi giorni, segnalando una possibile apertura al dialogo.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha confermato che il canale di comunicazione tra il ministro Araghchi e l'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti è aperto. Questa dichiarazione rappresenta un riconoscimento ufficiale da parte di Teheran dell'avvenuto contatto e della volontà di mantenere i canali diplomatici attivi.

La posizione dell'Iran: guerra e dialogo

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che l'Iran "non cerca la guerra ma è pienamente preparato alla guerra", ed è pronto per negoziati basati sul "rispetto reciproco". Questa affermazione rappresenta un equilibrio delicato tra la deterrenza militare e l'apertura diplomatica, riflettendo la strategia di Teheran di fronte alle pressioni internazionali.

Araghchi ha precisato che "i negoziati dovrebbero essere equi, con pari diritti e basati sul rispetto reciproco", rifiutando implicitamente qualsiasi imposizione da parte degli Stati Uniti. La posizione iraniana sottolinea l'importanza di un dialogo paritario, senza accettare "ordini e imposizioni" da Washington, come ha affermato il ministro stesso.

Parallelamente, il capo della magistratura iraniana Mohsen Ejei ha annunciato una "tolleranza zero nei confronti di coloro che hanno incitato la gente alle rivolte", segnalando che il regime mantiene una posizione ferma nei confronti delle proteste interne. Questo contrasto tra apertura diplomatica e repressione interna evidenzia la complessità della situazione politica iraniana.

Le proteste e la risposta del governo

Le proteste in Iran sono iniziate il 26 dicembre contro il carovita e il collasso del riyal, la moneta corrente, ma il contesto rimane sempre quello di un paese oppresso da un regime che governa con il pugno di ferro. Secondo le fonti, il numero dei morti è significativamente più alto rispetto ai dati ufficiali, con diverse fonti concordanti che parlano di oltre duemila vittime, oltre a migliaia di feriti e diecimila arresti.

Il governo iraniano ha adottato misure drastiche per contenere le proteste, inclusa la chiusura dei dormitori universitari a partire dal 13 gennaio. Agli studenti è stato chiesto di lasciare i loro dormitori il prima possibile, e i vertici dell'ateneo hanno annunciato nuovi regolamenti e orari per l'ingresso e l'uscita degli studenti, nel tentativo di limitare i raduni di massa.

Inoltre, le autorità iraniane hanno convocato gli ambasciatori di Italia, Francia, Germania e Regno Unito per protestare contro il sostegno dato dai quattro Paesi europei alle proteste antigovernative. Questa mossa diplomatica evidenzia come Teheran percepisca il supporto internazionale alle manifestazioni come un'interferenza negli affari interni.

La posizione degli Stati Uniti e le prospettive future

Il presidente Donald Trump ha affermato che "la leadership iraniana ha chiamato" sabato e che "si sta organizzando un incontro", dichiarando che Teheran vuole negoziare. Contemporaneamente, Trump ha sottolineato che l'esercito Usa valuta "opzioni molto concrete" d'intervento, mantenendo aperta la minaccia di un'azione militare come leva negoziale.

La possibilità di un incontro tra i rappresentanti americani e iraniani nei prossimi giorni rappresenta un'opportunità per de-escalation, ma rimane incerta la portata e gli obiettivi di questi colloqui. Le dichiarazioni di Trump suggeriscono che gli Stati Uniti mantengono una posizione di forza, utilizzando le minacce militari come strumento di pressione diplomatica.

Sul fronte interno, il governo iraniano ha annunciato il ripristino dei servizi Internet, che erano stati interrotti durante le proteste. Araghchi ha affermato che la connettività verrà ripristinata in coordinamento con le autorità di sicurezza, anche per le ambasciate e i ministeri, sebbene non sia stata fornita una tempistica specifica per il ripristino completo.

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