Lo scontro tra Cloudflare e AGCOM
Origini dello scontro: la multa AGCOM e il nodo Piracy Shield
Il conflitto tra Cloudflare e AGCOM esplode formalmente con una sanzione superiore ai 14 milioni di euro, legata al mancato rispetto degli ordini collegati alla legge antipirateria 93/2023 e alla piattaforma Piracy Shield, lo strumento centralizzato per bloccare i siti che trasmettono illecitamente eventi sportivi e contenuti protetti. Secondo il comunicato ufficiale dell’autorità, la società statunitense non avrebbe adottato le misure tecniche richieste per rendere inaccessibili i contenuti segnalati attraverso Piracy Shield, in violazione di precedenti delibere e obblighi introdotti dalla normativa italianaAGCOM.
Cloudflare, che fornisce servizi di sicurezza informatica, CDN e protezione DDoS a una vasta fetta dell’infrastruttura Internet globale, contesta apertamente l’impostazione della sanzione. Il CEO Matthew Prince sostiene che il sistema Piracy Shield, così come applicato in Italia, si tradurrebbe in un obbligo di censura rapida su scala globale, senza adeguate garanzie procedurali e con margini di errore elevati nella selezione dei siti da bloccare. In diverse dichiarazioni pubbliche l’azienda ha ribadito di non voler diventare un arbitro dei contenuti online, ma di voler mantenere il ruolo di infrastruttura neutrale del webDDay.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio, in cui gli stati cercano di estendere la responsabilità anche ai fornitori di infrastrutture, non solo alle piattaforme di contenuti finali. AGCOM, nelle sue motivazioni, sottolinea che anche i grandi intermediari tecnici devono contribuire in modo attivo al contrasto della pirateria, pena l’inefficacia dei blocchi e l’aggiramento sistematico delle misure esistenti. Dall’altro lato, osservatori e analisi indipendenti evidenziano come il caso Piracy Shield sia da tempo oggetto di critiche per opacità, rischio di overblocking e carenza di controllo giudiziarioL’Indipendente.
