Un videomaker e insegnante russo
Il videomaker di provincia che sfida la macchina della propaganda
Il protagonista di questa storia è Pavel Talankin, insegnante e videomaker in una scuola di Karabash, città industriale degli Urali nota più per l’inquinamento che per il dissenso politico. Secondo un reportage de The Moscow Times, Talankin era incaricato di filmare eventi scolastici e cerimonie ufficiali, un ruolo apparentemente neutro che si è trasformato in un punto di osservazione privilegiato sulla penetrazione della propaganda nelle scuole russe. Con l’intensificarsi della guerra in Ucraina, le sue riprese hanno iniziato a documentare qualcosa di molto diverso da semplici feste scolastiche.
Come raccontano sia The Moscow Times sia le sintesi raccolte da piattaforme come IMDb News, la svolta arriva quando il ministero dell’Istruzione invia direttive precise su cosa filmare: lezioni speciali sulla “operazione militare speciale”, canti patriottici, momenti di culto della figura di Vladimir Putin. Talankin, che agli occhi dei colleghi è solo il “tipo creativo” che regge la videocamera, inizia a percepire la scuola come un ingranaggio fondamentale nella costruzione di una nuova generazione leale al Cremlino. Proprio quel ruolo marginale gli permette però di muoversi quasi invisibile, registrando il cambiamento dall’interno.
La scelta di reagire non è immediata. Secondo l’intervista riportata da The Moscow Times, Talankin inizia a conservare in segreto ore e ore di materiale, sapendo che diffonderlo potrebbe esporlo a gravi conseguenze penali, soprattutto dopo l’inasprimento delle leggi contro chi critica l’esercito. Il passaggio da impiegato zelante a testimone scomodo è graduale: prima archivia, poi contatta un regista straniero, quindi accetta l’idea che quelle immagini possano diventare un documentario. È il momento in cui un semplice videomaker scolastico si trasforma in osservatore critico del sistema educativo putiniano.
