USA attaccano il Venezuela: Maduro catturato nella notte

Pubblicato: 03/01/2026, 12:43:256 min
Scritto da
Redazione
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USA attaccano il Venezuela: Maduro catturato nella notte
Trump lancia operazione militare su larga scala contro Caracas. Petrolio, droga e geopolitica dietro l'intervento

Nella notte del 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno condotto un attacco militare su larga scala contro il Venezuela, con la cattura del presidente Nicolás Maduro. L'operazione, presentata come lotta al narcotraffico, nasconde obiettivi geopolitici più ampi legati al controllo delle risorse petrolifere e all'influenza di Russia e Cina nel subcontinente latinoamericano.

L'attacco nella notte: cosa è successo a Caracas

Forti esplosioni hanno scosso Caracas intorno alle 2 del mattino del 3 gennaio, accompagnate dal rumore di aerei militari in volo. Le detonazioni, durate circa 15 minuti, hanno colpito aeroporti e basi militari della capitale venezuelana, lasciando diversi quartieri al buio. Secondo le testimonianze, decine di aerei militari ed elicotteri Usa hanno sorvolato a bassa quota la città, in quella che rappresenta la prima operazione militare diretta su territorio venezuelano da quando Washington ha iniziato le operazioni contro il regime di Maduro.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato l'operazione attraverso un post su Truth, dichiarando che gli Stati Uniti hanno condotto con successo un attacco su larga scala e che il leader venezuelano è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. ilfattoquotidiano.it I video pubblicati sui social media mostrano elicotteri MH-47 Chinooks della 160ma Special Operations Aviation Regiment, la stessa unità che aveva partecipato all'Operazione Neptune Spear contro Osama bin Laden</a>, indicando il coinvolgimento delle forze speciali americane.

Per il presidente venezuelano Nicolás Maduro si tratta di una gravissima aggressione statunitense, mentre il presidente colombiano Gustavo Petro ha immediatamente chiesto una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione degli Stati americani. Il Pentagono ha mantenuto il silenzio ufficiale, con un portavoce che ha dichiarato di essere a conoscenza dei fatti ma di non avere commenti da rilasciare sul ruolo degli Stati Uniti.

Narcotraffico e narcoterrorismo: la giustificazione ufficiale

L'amministrazione Trump ha presentato l'attacco principalmente come un'azione di difesa della popolazione americana contro il narcotraffico. corriere.it Il governo americano ha accusato il regime venezuelano di esportare droga e criminali liberati dalle carceri, utilizzando il traffico di droga come spiegazione della crescente pressione esercitata a partire da agosto</a>. Washington ha trasferito una flotta sempre più vasta al largo delle coste venezuelane, attivando un blocco navale e distruggendo con missili e droni 35 battelli di presunti narcotrafficanti, causando oltre 100 vittime.

Trump ha inoltre declassato Maduro da leader del Venezuela a narcoterrorista, dichiarando che il presidente venezuelano è personalmente il capo del Cartel de los Soles, un'organizzazione di trafficanti di droga dichiarata dal governo Usa come organizzazione terroristica straniera. Questa classificazione consente a Washington di giustificare gli attacchi a imbarcazioni straniere in acque internazionali e l'intervento diretto contro il dittatore come operazioni antiterrorismo piuttosto che atti di guerra, aggirando così i vincoli del diritto internazionale.

Nelle ultime settimane, gli assalti con le forze speciali ad alcune petroliere e almeno due attacchi in territorio venezuelano sono stati ufficialmente giustificati come operazioni per distruggere moli portuali dai quali partivano imbarcazioni cariche di stupefacenti diretti verso gli Stati Uniti. La CIA sarebbe stata responsabile di un attacco con droni su un'area di attracco ritenuta utilizzata da cartelli della droga venezuelani, rappresentando la prima operazione nota sul suolo venezuelano da quando Washington ha iniziato le operazioni militari.

Petrolio, geopolitica e la nuova Dottrina Monroe

Dietro la giustificazione ufficiale del contrasto al narcotraffico si nascondono obiettivi geopolitici e economici ben più ampi. virgilio.it Oltre alla lotta al narcotraffico, Washington mirerebbe al controllo delle vaste riserve petrolifere del Venezuela attraverso una campagna di pressione iniziata mesi fa con un massiccio dispiegamento militare nel Mar dei Caraibi</a>. Il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere provate del mondo, un asset strategico fondamentale per il controllo energetico globale.

L'intervento americano rappresenta una reinterpretazione moderna della Dottrina Monroe, la storica politica americana che nel 1823 dichiarava l'emisfero occidentale come sfera di influenza esclusiva degli Stati Uniti. Se James Monroe pensava soprattutto ai tentativi europei di reprimere i processi di indipendenza nel subcontinente, oggi la minaccia percepita da Washington proviene dalla crescente influenza cinese e dal sostegno militare russo al Venezuela. Trump mira a eliminare l'appoggio della Russia in termini militari e a sottrarre il Paese dal sostegno della Cina, consolidando il controllo americano sulla regione.

Questa operazione rappresenta un momento di rottura nelle relazioni internazionali latinoamericane e ha profonde implicazioni sulla tenuta delle regole del diritto internazionale. L'intervento diretto contro un governo sovrano, anche se presentato come operazione antiterrorismo, stabilisce un precedente pericoloso per la sovranità nazionale e apre scenari di instabilità geopolitica nel subcontinente americano, con effetti che si estenderanno ben oltre i confini del Venezuela.

Impatti economici e ripercussioni sui mercati globali

L'attacco al Venezuela ha immediate ripercussioni sui mercati energetici globali e sugli investimenti in America Latina. L'operazione americana ha contribuito al rimbalzo del Brent e del WTI dopo minimi pluriennali, sostenendo i margini attesi delle compagnie integrate e dei produttori indipendenti di petrolio. Tuttavia, gli operatori con esposizione diretta al Venezuela o al trasporto di greggio nell'area caraibica scontano il rischio di interruzioni operative, sanzioni secondarie e maggiori costi assicurativi.

Nel medio periodo, l'asset allocation globale dovrà fare i conti con un rischio strutturale più alto associato al corridoio caraibico. I grandi fondi pensione e i sovereign wealth fund, che negli ultimi anni avevano cominciato a rientrare con cautela sui mercati dell'America Latina, sono candidati a un nuovo ritiro o a una ricomposizione delle esposizioni che privilegi cluster ritenuti più sicuri dal punto di vista istituzionale, come Messico, Cile e Colombia, a scapito delle economie percepite come più instabili.

La crescente interferenza di considerazioni geopolitiche nell'accesso alle risorse energetiche e minerarie sudamericane spinge gli investitori a riconsiderare i propri criteri di rischio ESG, non più limitati a emissioni e governance, ma estesi anche all'esposizione a teatri di conflitto e a regimi oggetto di sanzioni strutturali. Il caso Venezuela diventa rapidamente un benchmark negativo per la stabilità politica e istituzionale della regione, con effetti duraturi sulle valutazioni azionarie e sul costo del capitale per i Paesi latinoamericani.

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