I servizi di intelligence di Kiev denunciano un imminente piano russo per orchestrare una provocazione durante il Natale ortodosso, con vittime civili, al fine di interrompere i fragili negoziati di pace. Accuse reciproche tra Mosca e Kyiv segnano l'inizio del 2026, in un contesto di tensioni crescenti e propaganda da entrambe le parti.
L'allarme dei servizi segreti ucraini
I servizi di intelligence ucraini, in particolare il Servizio di Intelligence Estera (Fisu), hanno lanciato un grave monito riguardo a un'operazione russa pianificata per il 6-7 gennaio, vigilia e giorno del Natale ortodosso. Secondo la nota ufficiale, Mosca starebbe preparando una provocazione complessa con vittime umane, attribuendone la responsabilità a Kiev per sabotare i negoziati in corso. Questa tattica, già utilizzata internamente in Russia, verrebbe ora esportata per manipolare l'opinione pubblica e giustificare un'escalation militare, in un momento delicato per il processo diplomatico.
L'intelligence di Kiev prevede che l'attacco possa colpire edifici religiosi o luoghi simbolici, sia in territorio russo che nei territori ucraini occupati. La nota sottolinea come il Cremlino stia diffondendo informazioni false per preparare il terreno, collegando l'operazione a recenti eventi come l'attacco alla residenza di Putin. Tale scenario mira a creare perdite significative e a rompere la fiducia nei colloqui di pace, complicando ulteriormente una situazione già precaria segnata da mesi di stallo.
Questa denuncia arriva in un contesto di alta tensione, dove ogni mossa è scrutinata per il suo impatto sui negoziati. Gli 007 di Kiev avvertono che la transizione dalla propaganda alla violenza armata è imminente, invitando la comunità internazionale a vigilare. L'obiettivo ultimo sarebbe rafforzare la posizione russa, rendendo impossibile qualsiasi compromesso e prolungando il conflitto.
Il contesto delle accuse reciproche
Le tensioni si sono acuite con gli eventi di Capodanno 2026, quando Mosca ha accusato Kiev di un attacco terroristico su un hotel a Kherson, causando 24 morti civili durante i festeggiamenti. Il Cremlino, tramite il dicastero degli Esteri e figure come Svetlana Petrenko, ha aperto un procedimento penale e richiesto un intervento delle Nazioni Unite, tacciando l'Occidente di complicità. Zelensky, dal canto suo, ha denunciato oltre 200 droni russi contro l'Ucraina, innescando un circolo di ritorsioni.
Queste accuse incrociate riflettono una strategia di narrazione opposta: per Mosca, Kiev pianifica atti deliberati contro civili; per Kyiv, la Russia usa pretesti per intensificare l'offensiva. Commenti da Dmitry Medvedev e Maria Zakharova rafforzano la retorica russa, promettendo rappresaglie inevitabili e criticando chi dubita delle vittime. Tale dinamica complica i negoziati, trasformando ogni incidente in leva propagandistica.
Nel quadro più ampio, questi episodi preparano il terreno per ulteriori provocazioni. L'allarme ucraino sul Natale ortodosso si inserisce in questa catena, dove ogni parte interpreta gli eventi per delegittimare l'avversario. La comunità internazionale, inclusi organismi ONU, è chiamata a verificare i fatti per evitare derive incontrollate.
La propaganda russa e gli attacchi al Cremlino
Il Cremlino ha sfruttato recenti presunti attacchi, come quello con droni alla residenza di Putin, per giustificare una linea dura nei negoziati. Secondo analisi riportate dal Corriere della Sera, Peskov e Lavrov legano questi eventi al 'terrorismo di Stato' ucraino, senza prove concrete, per irrigidire la posizione russa. Media di regime come Ria Novosti invocano una reazione militare totale, definendo l'attacco un tentativo di eliminazione del leader.
Blogger come Alexandr Kots di Komsomolskaya Pravda parlano di 'momento di svolta', sostenendo che tali azioni 'sciolgono le mani' a Mosca e chiudono i tavoli negoziali. Questa narrazione evoca scenari storici come il Reichstag, mirati a mobilitare l'opinione pubblica interna e internazionale contro Kiev. La mancanza di evidenze rafforza i sospetti di manipolazione.
In questo clima, l'allarme di Kiev appare come contromossa: mentre Mosca accusa, l'Ucraina prevede provocazioni inverse. Entrambe le parti usano la propaganda per influenzare i negoziati, rendendo essenziale un fact-checking indipendente per discernere verità da finzione.
Implicazioni per i negoziati di pace
L'ondata di attacchi reciproci, con 737 segnalati da Kyiv all'inizio del 2026 come riportato da Vatican News, segna uno stallo nei colloqui. La provocazione natalizia prevista dai servizi ucraini potrebbe essere il colpo decisivo per far deragliare il processo, attribuendo a Kiev responsabilità fittizie e giustificando avanzate russe. Questo scenario prolungherebbe sofferenze civili e ostacolerebbe mediazioni internazionali.
Gli esperti notano come tali tattiche siano ricorrenti: Mosca ha usato false flag interni per legittimare operazioni, ora esportandole. Kiev, dal canto suo, deve bilanciare allarmi con prove per non cadere in accuse di hysteria. La diplomazia richiede vigilanza, con possibili ruoli per ONU e mediatori neutrali per verificare sul campo.
Guardando avanti, il Natale ortodosso diventa crocevia: una provocazione confermerebbe le paure ucraine, ma anche un nulla osta potrebbe essere sfruttato propagandisticamente. La pace dipende da de-escalation e fiducia reciproca, elementi fragili in un conflitto asimmetrico. La comunità globale deve spingere per trasparenza per evitare un 2026 di ulteriori escalation.
