Federico Rampini ha commentato un articolo ritirato da Nature sui danni economici del cambiamento climatico, definendolo uno 'scandalo' con dati falsi. Esperti replicano che si tratta di un normale processo scientifico, non di frode. L'articolo esplora il contesto, le critiche e le implicazioni per il dibattito pubblico sul clima.
Il commento di Federico Rampini e il ritiro dell'articolo
Federico Rampini, giornalista del Corriere della Sera, ha dedicato un video della sua rubrica 'Oriente Occidente' a un articolo pubblicato su Nature nel 2024. Lo studio, proveniente dal Potsdam Institute for Climate Impact Research, stimava danni economici catastrofici dal cambiamento climatico, con proiezioni che superavano il 50% del PIL mondiale entro il 2100 in scenari ad alte emissioni. Rampini lo ha definito 'pieno zeppo di dati falsi, manipolati e truccati', accusando gli autori di ingigantire i rischi per alimentare profezie apocalittiche. Questo intervento ha suscitato polemiche, poiché ha contribuito a una narrazione che alcuni ritengono distorca il processo scientifico.
L'articolo in questione è stato ritirato a seguito di critiche metodologiche, specificamente legate a imprecisioni nei dati economici dell'Uzbekistan per il periodo 1995-1999. Gli autori hanno spiegato che la rimozione di questo paese alterava sostanzialmente i risultati, rendendo impossibile una semplice correzione. Invece di correggere, hanno optato per il ritiro e la preparazione di una nuova versione, con dati e metodologia resi pubblici su Zenodo. Rampini ha enfatizzato questo episodio come prova di una 'religione climatica' che tollera bugie per rieducare il pubblico, collegandolo a un pubblico avido di scenari catastrofici.
Il video di Rampini ha raggiunto ampia visibilità, amplificando il dibattito sui social e nei media. Ha posto domande su perché 'le bugie abbiano successo planetario mentre le smentite sono ignorate', attribuendolo a scienziati trasformati in 'sacerdoti' e a una popolazione incline alle profezie. Questo approccio ha diviso l'opinione pubblica, con sostenitori che lodano la sua onestà intellettuale e critici che lo accusano di superficialità nel comprendere il metodo scientifico.
Il contesto scientifico del ritiro su Nature
Nature, una delle riviste scientifiche più prestigiose, ha pubblicato lo studio ad aprile 2024, che ha subito attirato attenzione per le sue stime allarmanti sui costi del clima. L'analisi modellava impatti settoriali come mortalità, inondazioni e perdita di produttività agricola, arrivando a conclusioni che sfidavano modelli precedenti più ottimistici. Il ritiro non è derivato da frode, ma da un problema specifico: i dati GDP uzbeki erano inaccurati, e la loro esclusione modificava i risultati globali in modo significativo. Questo è un esempio di come la peer review post-pubblicazione funzioni per raffinare la ricerca.
Gli autori hanno reso trasparente il processo, caricando una versione corretta su un repository open access. Esperti come Massimo Tavoni del Politecnico di Milano sottolineano che questo dimostra l'integrità della scienza climatica: due ricercatori hanno evidenziato il problema, portando al ritiro e a una nuova sottomissione. Non si tratta di 'dati truccati', ma di sensibilità modellistica a un singolo dataset, comune in studi complessi che integrano variabili globali. La comunità scientifica vede ciò come un progresso, non uno scandalo.
Lo studio originale aveva superato la rigorosa revisione paritaria di Nature, consultato oltre 300.000 volte. Il ritiro, annunciato ufficialmente, specifica che le imprecisioni erano 'troppo sostanziali per una correzione'. Una dinamica simile avviene frequentemente in letteratura scientifica, dove il 10-20% degli articoli subisce ritiri o correzioni per errori onesti. Questo caso rafforza la credibilità del sistema, contrariamente alle accuse di manipolazione sistematica.
Le critiche a Rampini da parte degli esperti
Diversi scienziati hanno replicato alle affermazioni di Rampini. Antonello Pasini, fisico e climatologo, ha definito le sue parole 'informazioni fattualmente false' in un articolo su Il Fatto Quotidiano. Pasini spiega che Nature non ha trovato dati falsificati, ma ha accettato il ritiro volontario degli autori per rigore. Accusa Rampini di 'stiracchiare la realtà' per sostenere una narrazione preconcetta, ignorando un articolo più equilibrato sullo stesso Corriere.
Il Gruppo 2003, collettivo di scienziati italiani, tramite Scienza in Rete, ha chiarito che il ritiro è 'coerente con il funzionamento della letteratura scientifica'. Non emerge alcun caso di dati truccati, ma una correzione metodologica standard. Rampini, secondo loro, fraintende il processo, equiparandolo a uno scandalo mediatico invece che a scienza autocorrettiva. Questa critica evidenzia il rischio di giornalismo che semplifica eccessivamente temi complessi.
Valigia Blu ha analizzato il discorso di Rampini, notando che i suoi 'concetti senza fondamento' ignorano la motivazione ufficiale del ritiro. Rampini parla di 'scandalo passato nel dimenticatoio', ma esperti insistono: non c'era nulla da 'liquidare frettolosamente'. Queste repliche sottolineano l'importanza di verificare fonti primarie prima di trarre conclusioni sensazionalistiche, specialmente su temi polarizzanti come il clima.
Implicazioni per il dibattito sul cambiamento climatico
Il caso ha alimentato teorie complottiste sui social, con accuse di 'truffa climatica' riecheggianti posizioni negazioniste. Rampini contribuisce a questo clima collegando il ritiro a una presunta agenda apocalittica, ma il Corriere stesso ha pubblicato un pezzo più neutro, citando esperti che difendono la scienza. Questo contrasto interno evidenzia tensioni editoriali nei media italiani sul clima.
Nonostante il ritiro, lo studio aggiornato conferma trend di danni crescenti, anche se ridotti. Modelli come DICE o FUND stimano costi tra 1-5% del PIL, ma questo lavoro li elevava per includere tipping points. Il dibattito ricorda che la scienza climatica evolve tramite critica, non conspira. Rampini solleva un punto valido sulla comunicazione: profezie estreme catturano attenzione, ma smentite faticano.
Per il pubblico, l'episodio insegna a distinguere ritiro da frode. Con il clima al centro di politiche globali, come gli accordi di Parigi, interpretazioni errate rischiano di erodere fiducia. Giornalisti e scienziati devono collaborare per chiarire processi come la peer review, promuovendo un dibattito informato e non polarizzato.
