La crisi climatica, con i suoi eventi estremi come alluvioni e siccità, sta modificando gli equilibri ambientali e sociali a livello globale. Questa realtà, ormai innegabile, viene ora sfruttata da correnti politiche conservatrici e di ultradestra per inserirla nel dibattito elettorale, trasformando la tematica ecologista da questione progressista a nuova nicchia di mercato politico.
L'ascesa dell'ecofascismo
Il termine "ecofascismo", coniato negli ultimi vent'anni, descrive l'adesione tra ideologie autoritarie e la proposta di tutela ambientale. Negli ultimi anni, queste correnti hanno guadagnato incisività, recuperando elementi già presenti nel nazismo, dove la preoccupazione per l'ambiente si fondeva con il razzismo attraverso la concettualizzazione della purezza territoriale e della popolazione.
Nuove forme di imperialismo
L'ecofascismo contemporaneo inserisce queste idee nell'economia di mercato, utilizzandole per giustificare xenofobia, militarizzazione e nuove forme di imperialismo. La crisi climatica diventa così un pretesto per politiche autoritarie e nazionaliste, che mirano a controllare risorse e confini in nome della "salvaguardia" ambientale.
