Tra la fine degli anni novanta e i primi duemila, un gruppo di persone, circa trentenni, tornava da scuola. Spogliavano lo zaino, lo mettevano in un angolo e accendevano la televisione come un rifugio. Non c’erano aggiornamenti da fare, nessun filtro da applicare, e non c’era la pressione di costruire una versione migliore di sé stessi per essere accettati. C’era solo un pomeriggio sospeso tra i compiti e la merenda sul tavolo, e una sensazione, a volte confusa, di non sentirsi del tutto nel posto giusto.
E proprio in quel momento, arrivavano loro.
Le Ragazze "Animate"
Si trattava di ragazze “animate”, non principesse. Non erano perfette, non erano le più belle della scuola. Erano goffe, sarcastiche, troppo alte, troppo silenziose, troppo intelligenti, troppo intense. Erano arrabbiate senza sapere bene perché, insicure ma orgogliose.
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Erano diverse, e non cercavano disperatamente di non esserlo. Prima che si imparasse la parola “empowerment”, prima che la rappresentazione diventasse un tema di dibattito. Erano loro, personaggi femminili che non chiedevano il permesso di esistere (nel modo di farlo). Non sorridevano per forza, non si snaturavano per essere più digeribili, e non facevano della popolarità il loro obiettivo principale.
Pepper Ann
Caratteristiche Distintive
Queste ragazze si distinguevano per un approccio autentico alla vita. Non si sforzavano di conformarsi a standard di bellezza o comportamento imposti. La loro individualità era un tratto distintivo, e non cercavano disperatamente di nasconderla o di adattarsi alle aspettative altrui. La loro presenza rappresentava un contrasto con l’ambiente circostante, un’alternativa al modello di perfezione e accettazione che stava emergendo in quel periodo.
Lisa Simpson
La loro esistenza era un rifiuto implicito delle pressioni sociali e della necessità di costruire un’immagine idealizzata di sé.
