Il panorama dell'information disorder sta creando un rumore di fondo così denso che diventa sempre più arduo distinguere i fatti reali dalle bufale. Un esempio lampante riguarda la recente viralità di una serie di immagini presentate come provenienti dagli Epstein Files. Queste immagini, che mostrano Jeffrey Epstein in compagnia di Mark Zuckerberg e Reid Hoffman, fondatore di LinkedIn, hanno iniziato a circolare massicciamente online.
La diffusione delle immagini false
Le immagini in questione sono state segnalate da diversi utenti. La prima immagine raffigura Epstein, Zuckerberg e Hoffman insieme. Una seconda immagine li mostra in un contesto leggermente diverso. Infine, una terza immagine li ritrae in un'ulteriore scena. Il problema principale risiede nel fatto che, mentre la terza immagine è chiaramente riconoscibile come generata da intelligenza artificiale (IA), le prime due non presentano immediatamente segni evidenti di essere artefatti digitali. Questo ha permesso loro di circolare come se fossero autentiche fotografie, alimentando la narrazione legata agli Epstein Files. La diffusione è stata così rapida che molti utenti hanno condiviso le immagini senza nemmeno rimuovere la filigrana del logo dell'account che le aveva pubblicate per primo.
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L'origine della bufala
La verità è che tutte e tre le immagini sono state generate da intelligenza artificiale e messe in rete dall'account DFF, acronimo di "Dumb Fuck Finder". Questo account, di natura parodistica, è attivo sulla piattaforma X (precedentemente Twitter) e da tempo pubblica contenuti simili, ovvero immagini create con IA che ritraggono personaggi noti in situazioni inventate. Le immagini in questione sono state salvate su Archive e sono accessibili ai link 1, 2 e 3. Il giorno successivo alla pubblicazione iniziale, l'account DFF ha ricondiviso il proprio post con un commento significativo: "People actually think this shit is real ☠️🤣", traducibile come "La gente pensa davvero che questa merda sia vera ☠️🤣". Questa presa in giro sottolinea la consapevolezza dell'account circa la natura fraudolenta dei contenuti e la facilità con cui possono essere accettati come veri dal pubblico.
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Conseguenze e riflessioni
Nonostante la ricondivisione ironica da parte di DFF, le immagini avevano già preso il largo. Una volta che una bufala raggiunge una certa viralità, diventa estremamente difficile contenere la sua diffusione o correggere la percezione pubblica. Questo caso evidenzia come l'uso sempre più sofisticato dell'intelligenza artificiale per creare contenuti realistici, combinato con la velocità di propagazione delle piattaforme social, stia creando un ambiente informativo saturo di informazioni false. La difficoltà nel distinguere immediatamente tra un'immagine autentica e una generata da IA, specialmente quando non presenta evidenti difetti, rappresenta una sfida significativa per la società digitale. La diffusione incontrollata di queste immagini, pur essendo state create da un account parodistico, contribuisce all'ormai consolidato rumore di fondo che rende sempre più complesso accedere a informazioni verificate e attendibili.
