Il protezionismo travolto dalla globalizzazione dei desideri
Non c’è protezionismo che tenga: l’incredibile e ultraglobale vicenda dei farmaci antiobesità che hanno fatto irruzione nel commercio dei desideri, del piacere, del gusto certifica che non si può trovare rifugio in una ottocentesca retorica nazionalista. Marco Rubio è la faccia buona del trumpismo, si dice. Good cop, bad cop. La sua critica della globalizzazione e il suo appello a ripristinare i diritti della storia, delle nazioni, dei popoli, delle culture con radici nel passato, ha un’aria pesantemente regressiva e soffre di un’aura greve, come direbbe Cerasa, catastrofista o pessimista.
Rubio a Monaco ha però parlato con un tratto di gentilezza metodologica e ha offerto agli antichi partner quell’amicizia che il vice di Trump aveva negato l’anno scorso, riducendo tutto alla decadenza del vecchio mondo comparata all’età dell’oro, da ricavare dal ritorno ai bei tempi che furono. Bene, è un progresso. Questo approccio più morbido segna un passo avanti rispetto alle posizioni più rigide del passato, aprendo spiragli di dialogo in un contesto di tensioni transatlantiche.
Le nazioni oltre la retorica nazionalista
Merz può essere contento, come anche la sua alleata riluttante alle divisioni dell’occidente e all’universo mentale e pratico dei globalizzatori, l’italiana Meloni. Resta il fatto che le nazioni non sono l’eternità della storia umana, la sua fissità ideologica in versione populista, sono una creazione. L’editoriale dell’elefantino mette in luce come il ritorno a una visione nazionalista risulti inadeguato di fronte alle dinamiche globali contemporanee, incarnate proprio dai farmaci antiobesità che attraversano confini senza ostacoli.
Questa prospettiva sfida l’idea di un mondo chiuso entro i confini nazionali, evidenziando come i flussi economici e culturali rendano obsoleta una retorica ottocentesca. Meloni, pur alleata riluttante, si trova a navigare tra divisioni occidentali e l’irresistibile logica dei globalizzatori, dove prodotti come il gelato Magnum simboleggiano desideri universali che sfuggono a qualsiasi barriera protezionista. Il discorso di Rubio, pur gentile, non può ignorare questa realtà fluida e interconnessa.
Un progresso tra regressione e realtà globale
L’appello di Rubio a Monaco rappresenta un tentativo di bilanciare critica alla globalizzazione con un’offerta di amicizia, contrapposta al rifiuto espresso l’anno precedente dal vice di Trump. Questa evoluzione metodologica potrebbe rassicurare figure come Merz e Meloni, sensibili alle fratture dell’Occidente. Eppure, l’ultraglobale vicenda dei farmaci antiobesità dimostra che i commerci dei desideri – piacere, gusto, benessere – non si fermano alle frontiere nazionaliste.
Le nazioni, come sottolinea l’editoriale, non incarnano una fissità eterna ma una costruzione storica, vulnerabile alle forze del presente. La regressività percepita nel trumpismo di Rubio, con la sua aura catastrofista, si scontra con evidenze concrete: dal gelato Magnum che perde appeal al boom dei rimedi antiobesità, il mondo procede in una direzione irreversibilmente globale, rendendo vani i richiami al passato. (498 parole)
