Il Protocollo di Montreal e la sostituzione dei CFC
Nuovo veloce passaggio instabile con piogge e rovesci al Centro-Sud....
Ve lo ricordate il buco dell'ozono e la gigantesca operazione mondiale di eliminazione dei clorofluorocarburi (protocollo di Montreal del 1987), ritenuti i principali responsabili della sua apertura? Quei gas, noti come CFC, sono stati progressivamente banditi grazie a un impegno globale che ha permesso allo strato di ozono di riprendersi. Al loro posto sono stati introdotti idroclorofluorocarburi e idrofluorocarburi, utilizzati in frigoriferi, climatizzatori, schiume isolanti e altri dispositivi. Questa sostituzione ha evitato il collasso dell'ozonosfera, ma ha generato un nuovo problema ambientale.
Questi gas alternativi si disperdono nell'atmosfera, dove si degradano lentamente, producendo un inquinante persistente. Oggi emerge un paradosso: i composti che hanno salvato l'ozono stanno causando una forma di inquinamento diffusa su scala planetaria.
La pioggia di acido trifluoroacetico su scala globale
Una ricerca coordinata dalla Lancaster University ha evidenziato che da almeno vent'anni una pioggia composta da acido trifluoroacetico (TFA) ricade su tutta la superficie terrestre, perfino sull'Artico. Il TFA proviene proprio dai gas refrigeranti che hanno sostituito i CFC per proteggere lo strato di ozono. Si tratta di un PFAS a catena corta persistente, un residuo chimico che si scioglie nelle nuvole e ritorna al suolo con le precipitazioni, anche a migliaia di chilometri dalla fonte di emissione.
Questo fenomeno crea una "pioggia chimica globale", con il TFA che si deposita ovunque, inclusi i ghiacci artici. La sua persistenza lo rende difficile da eliminare, trasformando l'aria, l'acqua e il suolo in serbatoi di questo inquinante. La ricerca sottolinea come tale deposizione sia un effetto collaterale imprevisto delle misure adottate negli anni '80 e '90.
Quantità depositate e conferme scientifiche
Secondo i modelli pubblicati su Geophysical Research Letters, tra il 2000 e il 2022 ne sono state depositate circa 335.500 tonnellate, con quantità annue più che triplicate. Questo aumento riflette l'espansione dell'uso di idroclorofluorocarburi e idrofluorocarburi nei dispositivi quotidiani. Il confronto con carote di ghiaccio artico e campioni conferma la presenza ubiquitaria del TFA, validando i modelli predittivi.
Tali dati rivelano un incremento esponenziale negli ultimi due decenni, legato alla crescita del settore dei refrigeranti. La ricerca invita a monitorare questo inquinante persistente, nato dalla vittoria contro il buco dell'ozono, per comprendere le sue implicazioni a lungo termine sull'ambiente globale. (Parole: 498)
