Dieci anni dopo il fallimento commerciale e critico di "La cura dal benessere", Gore Verbinski torna dietro la macchina da presa con "Good Luck, Have Fun, Don't Die", un film che riprende le stesse tensioni socio-culturali del suo predecessore per costruire un nuovo ibrido di generi e registri narrativi.
Il decennio perduto di Verbinski
Il periodo tra i due film è stato segnato da un'assenza prolungata per il regista, dovuta non solo al bagno di sangue metaforico e letterale che accompagnò l'uscita del suo precedente lavoro, ma anche al fallimento pre-produzione di progetti ambiziosi come il cinecomic "Gambit". Questa pausa forzata ha coinciso con un decennio di profondi cambiamenti nella società americana, dove le stesse dinamiche che avevano ispirato "La cura dal benessere" sono rimaste sorprendentemente attuali.
Good Luck, Have Fun, Don't Die
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Un'America immutata
Nonostante il passare degli anni, gli Stati Uniti si ritrovano ancora a fare i conti con le politiche incostanti e sempre più autoritarie di Donald Trump, il crescente potere delle grandi compagnie tecnologiche e dei social media che controllano, la diffusione inarrestabile della violenza armata e cambiamenti sociali e tecnologici sempre più rapidi. Questa continuità storica e culturale ha fornito a Verbinski il terreno fertile per sviluppare un nuovo progetto che, come il suo predecessore, mescola generi diversi - dal thriller alla fiaba, dalla satira all'horror corporeo - per riflettere sulle contraddizioni del presente. Il regista sembra aver colto l'opportunità di tornare proprio quando il mondo che aveva descritto nel 2016 non è cambiato abbastanza da rendere obsoleto il suo sguardo critico, ma ha piuttosto confermato le sue previsioni più pessimistiche.
