Durante un'audizione tesissima alla Commissione Giustizia della Camera
LA REGINA DELL'AMBIGUOFrasario di Francesca Albanese, sempre sul filo e talvolta giù
La scintilla dello scontro
L'audizione di Pam Bondi alla Commissione Giustizia della Camera ha preso una piega surreale, trasformandosi in un'arena di insulti personali anziché un confronto su fatti. La ministra della Giustizia, sotto torchio per la gestione degli Epstein Files, ha categoricamente rifiutato di porgere scuse alle vittime di Jeffrey Epstein sedute in prima fila. La deputata democratica Pramila Jayapal le ha chiesto un gesto di umanità, ma Bondi ha replicato accusando i suoi interlocutori di inscenare 'messinscene' e 'fango politico'. Non si è nemmeno girata verso le sopravvissute, liquidando l'invito come 'teatralità' e difendendo l'amministrazione Trump con veemenza. Il rifiuto ha indignato l'aula, dove alcune vittime hanno visibilmente trattenuto le lacrime, mentre i democratici incalzavano su omissioni nei documenti che proteggono nomi di potenti, lasciando esposti i dati sensibili delle vittime per 'errori di redazione'. Bondi ha insistito che il Dipartimento ha pubblicato oltre 3 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini in ottemperanza all'Epstein Files Transparency Act, ma ha evitato dettagli su complici incriminati.
