Fondi Ue in Libano: più deportazioni che aiuti ai siriani

Pubblicato: 10/02/2026, 15:48:043 min
Scritto da
Gaetano Logatto
Categoria: Esteri
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Fondi Ue in Libano: più deportazioni che aiuti ai siriani

Negli ultimi anni, la maggior parte dei finanziamenti europei destinati alla gestione dei rifugiati siriani in Libano è stata dirottata verso misure di controllo delle frontiere e deportazioni. Lo rivela un’inchiesta del PULSE Projekt, consorzio giornalistico transnazionale sostenuto dalla Commissione Europea, basata su dati ufficiali e testimonianze dirette. Nonostante la retorica umanitaria, l’approccio dell’Ue privilegia il contenimento migratorio a scapito della protezione dei vulnerabili.

La svolta securitaria dei fondi europei

Dal 2011, il Libano ha accolto 1,5 milioni di siriani – il rapporto pro capite più alto al mondo – pur non avendo mai firmato la Convenzione Onu sui Rifugiati. Nel 2014, Beirut ha bloccato le registrazioni presso l’UNHCR e inasprito i requisiti per i permessi di soggiorno, lasciando nel 2023 solo il 16% dei siriani in posizione regolare. L’Ue ha risposto allocando oltre 3 miliardi di euro dal 2011 a Libano, Giordania e Turchia per “stabilizzare” le comunità ospitanti. Tuttavia, dal 2020, i fondi si concentrano sempre più sul potenziamento delle forze di sicurezza libanesi. Un rapporto del 2023 mostra che il 60% degli aiuti Ue al Libano è stato destinato a guardie costiere, esercito e centri di detenzione, spesso senza monitoraggio indipendente. Come conferma un funzionario dell’UNHCR: “I fondi per l’assistenza umanitaria sono diminuiti del 40% in tre anni, mentre quelli per il rimpatrio forzato sono raddoppiati”.

Rotta verso Cipro: la trappola mortale

Le condizioni disumane e le deportazioni arbitrarie – oltre 15.000 nel 2023 secondo le ONG – hanno spinto migliaia di persone verso rotte illegali. Decine di migliaia tra siriani, libanesi e palestinesi tentano di raggiungere Cipro via mare, esponendosi a naufragi e respingimenti. Nell’aprile 2022, una motovedetta libanese speronò un’imbarcazione con 80 migranti al largo di Tripoli, abbandonando i superstiti in acque internazionali. Un sopravvissuto racconta: “Ci hanno detto: tornate in Siria o affogate”. L’Ue ha fornito alla marina libanese 14 pattugliatori dal 2017, ma le violazioni dei diritti umani restano sistematiche. Intanto, i centri di accoglienza sovvenzionati dall’Europa operano come strutture detentive: “Ci trattengono per settimane senza cibo sufficiente, poi ci deportano di notte”, denuncia Ahmad, rifugiato siriano intervistato dal PULSE Projekt.

L’Europa tra silenzi e complicità

La Commissione Europea difende la propria strategia sottolineando i “progressi nel contrasto al traffico di esseri umani”, ma ammette di non verificare l’uso effettivo dei fondi. Le ONG accusano Bruxelles di esternalizzare le frontiere ignorando le deportazioni illegali: il Libano non è sicuro per i rimpatri, come confermano i rapporti di Amnesty International. L’eurodeputata Cornelia Ernst (La Sinistra) chiede un’indagine: “Finanziamo un sistema che viola il diritto internazionale, trasformando i rifugiati in merce di scambio”. Intanto, il Libano minaccia di facilitare nuove partenze verso Cipro se l’Ue non aumenterà gli aiuti – un ricatto che rischia di approfondire la crisi. PULSE Projekt Report 2024 Comunicato Ue su aiuti al Libano Human Rights Watch sulle deportazioni

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