Nei mesi scorsi abbiamo affrontato la questione della riforma della magistratura, analizzando le ragioni a favore e contro. L'obiettivo era fornire ai lettori un quadro completo per poter esprimere il proprio voto nel referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimo. Ora, in vista della data, il nostro gruppo di redazione ha deciso di prendere posizione: votare No al referendum. Spiegammo perché.
Il metodo della riforma costituzionale sulla magistratura è un tema centrale per la discussione, e un punto di critica importante. Come ricordava Piero Calamandrei durante l'Assemblea Costituente del 1947, la creazione di una nuova Costituzione richiede uno sforzo collettivo, dove i banchi del governo dovranno essere vuoti. L'obiettivo è un percorso parlamentare che favorisca il confronto e la ricerca di un consenso politico condiviso, non una proposta legislativa unilaterale da parte dell'esecutivo. La legge di revisione costituzionale, oggetto del referendum, è stata presentata e politicamente rivendicata come parte dell'agenda della maggioranza di governo.
La gestione dell'iter parlamentare non ha lasciato spazio a modifiche sostanziali e compromessi con l'opposizione. Lo stesso referendum confermativo... La mancanza di un approccio collaborativo e partecipativo, caratterizzato da una visione unilaterale del cambiamento, è una delle criticità principali. L’interazione tra le forze politiche, la discussione aperta e il confronto costruttivo sono elementi essenziali per garantire un'approvazione consensuale della riforma.
La mancanza di rispetto per questo principio ha portato a una situazione che sembra non favorire la partecipazione democratica e l'elaborazione di una soluzione condivisa. L’esito del referendum costituzionale sarà quindi un passaggio cruciale per il futuro della magistratura italiana.
Fonte originale Referendum costituzionale sulla magistratura: perché abbiamo deciso di votare NO | Nei mesi scorsi, abbiamo scritto della riforma della magistratura e...
