L’impatto invisibile sul sistema Terra
I sistemi alimentari contribuiscono a oltre un terzo delle emissioni globali di gas serra, con la carne in primo piano. La produzione di carne bovina, in particolare, richiede fino a 20 volte più suolo e genera 20 volte più emissioni rispetto alle proteine vegetali. A questi dati si aggiungono l’eccessivo consumo d’acqua, la deforestazione e l’inquinamento da azoto e fosforo dei fertilizzanti. Uno studio su Nature Food stima che i costi ambientali "nascosti" della carne – non inclusi nei prezzi di mercato – raggiungano fino al 146% del suo valore attuale, trasferendo il peso su società ed ecosistemi. Il paradosso è evidente: mentre i consumatori pagano per il prodotto finito, i danni a biodiversità, clima e risorse idriche ricadono sulla collettività. La Commissione Europea calcola che l’agricoltura dell’UE causa il 12% delle emissioni totali del blocco, con la zootecnia responsabile del 60-70% di questa quota. Senza internalizzare questi costi, il sistema alimentare rimane sovvenzionato indirettamente, rallentando la transizione ecologica.
Tasse verdi e scenari di adeguamento
Per correggere questa distorsione, ricercatori europei propongono un adeguamento dei prezzi basato sull’impronta ambientale. Due gli scenari: il primo modula l’IVA in base all’impatto ecologico (ad esempio, alzandola al 19,6% per la carne rossa), mentre il secondo introduce una carbon tax diretta. Nel modello più ambizioso, il prezzo della carne bovina aumenterebbe del 30-60%, compensando emissioni e consumo di risorse. I ricomprati verrebbero reinvestiti in sussidi per frutta, verdura e proteine sostenibili. L’approccio non è privo di criticità. Un aumento selettivo dei prezzi rischia di penalizzare le fasce a basso reddito, già colpite dall’inflazione alimentare. Lo studio suggerisce quindi misure parallele: trasferire i ricavi a famiglie vulnerabili o ridurre l’IVA sui cibi a minore impatto. Esperimenti simili, come la carbon tax agricola in Nuova Zelanda, mostrano però resistenze politiche, soprattutto da parte dei produttori.
Equilibri tra giustizia climatica e sociale
Il dibattito solleva questioni di equità: chi deve pagare per decenni di esternalizzazioni ambientali? Per gli autori dello studio, la responsabilità è diffusa, ma le politiche devono evitare di aggravare le disuguaglianze. La Banca Mondiale sottolinea che, senza meccanismi di compensazione, le tasse verdi sul cibo potrebbero aumentare la povertà alimentare del 6% nelle economie avanzate. Alternative includono incentivi per ridurre gli sprechi (il 20% della carne in UE finisce nella spazzatura) o investimenti in carne coltivata e proteine alternative. La sfida è trovare un equilibrio tra pressione fiscale, accessibilità e sostenibilità. Come ricorda la FAO, senza correttivi, entro il 2050 le emissioni legate al cibo potrebbero crescere del 60%, rendendo insostenibile l’attuale modello. Nature Food Commissione Europea FAO
