Il caso Moretti e le incongruenze processuali
Jacques Moretti, indagato per la strage di Crans Montana in cui persero la vita cinque persone durante i festeggiamenti di Capodanno, è tornato in libertà dopo il pagamento di una cauzione da parte di un "amico misterioso". La decisione del tribunale elvetico, che non ha imposto nemmeno il braccialetto elettronico, ha sollevato perplessità in Italia, dove le vittime risiedevano. Gli inquirenti svizzeri non hanno ancora chiarito il movente della sparatoria né ricostruito la dinamica completa, nonostante l’uso di armi automatiche in un luogo affollato. La procura di Sion sostiene di aver concesso la libertà provvisoria per "mancanza di elementi decisivi", ma ammette che le indagini sono in stallo. Restano irrisolti i dubbi sul ruolo di Moretti: secondo alcune testimonianze, altri individui avrebbero partecipato all’agguato, ma nessuno è stato identificato. La difesa ha parlato di "legittima difesa", teoria respinta dai parenti delle vittime, che chiedono un’inchiesta internazionale.
Reazioni pubbliche e simboli offesi
L’amarezza italiana si è trasformata in rabbia popolare, simbolicamente rappresentata dallo striscione esposto da tifosi napoletani a Verona: «Giulietta è ‘na zoccola, riferimento alla presunta ipocrisia svizzera nell’affrontare il caso. L’episodio ha generato un dibattito inatteso, con meme e battute che ritraggono Heidi – icona nazionale elvetica – come emblema di vergogna. «Lo sai perché ha le gote rosse? Non per l’aria di montagna, ma per la vergogna, ha ironizzato un attivista sui social. Oltre alla satira, crescono le critiche istituzionali. Il governo italiano ha richiesto ufficialmente "maggiore trasparenza", sottolineando disparità nel trattamento giudiziario rispetto a casi analoghi in UE. Intanto, a Crans Montana, i residenti evitano di commentare, mentre le autorità locali ribadiscono che "la giustizia segue il suo corso".
Le lacune investigative
A sei mesi dalla strage, mancano risposte chiave: chi ha fornito le armi? Perché la polizia non ha intercettato minacce precedenti, segnalate da due vittime? Fonti vicine all’inchiesta rivelano che telecamere della zona risultarono difettose quella notte, e diversi testimoni oculari non sono stati interrogati. Inoltre, il mistero sul benefattore che ha versato la cauzione (oltre 500.000 franchi) alimenta sospetti di collusioni. Alcuni esperti legali svizzeri, interpellati dalla stampa, difendono il sistema giudiziario elvetico, ricordando che "la libertà provvisoria è un diritto". Ma per i familiari delle vittime, come dichiarato all’ANSA, «qui non si tratta di diritto: si tratta di verità negata. Le Matin, Corriere della Sera, RTS
