La strategia olimpica di Pechino
Le Olimpiadi Invernali di Pechino 2022 hanno lasciato un’eredità tangibile: oltre 300 milioni di cinesi praticano oggi sport invernali, secondo i dati ufficiali. Un obiettivo fissato già nel 2015, quando la Cina vinse l’organizzazione dei Giochi, e trasformato in realtà attraverso investimenti infrastrutturali senza precedenti. Tra il 2016 e il 2021, il governo ha costruito 654 piste da ghiaccio e 803 stazioni sciistiche, rendendo accessibili discipline come hockey, pattinaggio e sci a regioni tradizionalmente estranee al clima invernale. Questa trasformazione risponde a una visione precisa del Presidente Xi Jinping, che ha inserito lo sport nel più ampio progetto di "salute nazionale" e soft power. L’enfasi non è solo sulla competizione d’élite, ma sulla partecipazione di massa, con programmi scolastici e campagne mediatiche che celebrano l’attività fisica come pilastro identitario. Un modello che ha radici nel passato maoista – dove lo sport era strumento di coesione – ma si proietta verso ambizioni globali.
Geopolitica dello sport invernale
Mentre l’Europa fatica a coinvolgere il pubblico nelle prossime Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, la Cina dimostra un approccio diametralmente opposto. Già a dicembre 2023, troupe televisive di Stato cinesi erano presenti in Italia per documentare i preparativi, trasformando l’evento in un palcoscenico narrativo. Questo zelo riflette una comprensione delle Olimpiadi come veicolo geopolitico: Pechino non cerca solo medaglie, ma il riconoscimento come potenza culturale capace di ridefinire gli sport "occidentali". Il dato dei 300 milioni di praticanti – equivalente alla popolazione degli Stati Uniti – segna uno spostamento d’asse. Nel 2015, la Cina contava appena 10 milioni di appassionati di sport invernali. Oggi, il mercato interno vale 90 miliardi di dollari, con proiezioni di crescita del 15% annuo fino al 2025. Numeri che spiegano perché, nonostante le polemiche sui diritti umani, Pechino abbia ottenuto un altro successo: ospiterà i Giochi Asiatici Invernali nel 2029 nella provincia dello Heilongjiang.
Un nuovo modello culturale
L’ascesa degli sport invernali in Cina non è un fenomeno isolato, ma parte di una riorganizzazione sociale. Le scuole di Shanghai e Guangzhou inseriscono pattinaggio nei curricula, mentre influencer promuovono il freestyle skiing su Douyin (la versione cinese di TikTok). La narrativa ufficiale collega queste attività alla modernità e all’ambientalismo, grazie a tecnologie come la neve artificiale a basso impanto. Tuttavia, critici sottolineano le contraddizioni: molti impianti sorgono in regioni aride, e l’accesso resta privilegio delle classi urbane. Nonostante ciò, il risultato politico è consolidato: Pechino ha usato i Giochi per creare un’identità invernale "su misura", dimostrando come lo sport possa essere riplasmato secondo agende nazionali. Un caso di studio per l’Occidente, che fatica a replicarne l’efficacia. Governo cinese Xinhua China Daily
