La Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 è stata teatro di un momento che ha acceso il dibattito, coinvolgendo la figura di Laura Pausini e la sua interpretazione dell'inno nazionale. La cantante, nota per il suo stile interpretativo energico e personale, ha scelto di eseguire "Il Canto degli Italiani" con un arrangiamento e un'esecuzione che hanno suscitato reazioni contrastanti. Se da un lato la sua performance è stata accolta con entusiasmo da alcuni, dall'altro ha generato un'ondata di critiche, soprattutto sui social media, dove molti spettatori hanno espresso il proprio disappunto per quella che è stata percepita come una rielaborazione eccessiva di un simbolo nazionale.
La critica di Selvaggia Lucarelli
Tra le voci critiche più risonanti si è distinta quella di Selvaggia Lucarelli, giornalista e opinionista, che non ha esitato a esprimere il proprio giudizio in maniera perentoria. Poche ore dopo l'esibizione della Pausini, Lucarelli ha affidato il suo pensiero a una Instagram Story, condensando la sua stroncatura in diciotto parole che hanno fatto il giro del web: "A Laura Pausini è rimasta da fare solo la cover di buon compleanno e rovinerà pure buon compleanno". Questa dichiarazione tagliente non solo sottolinea la disapprovazione per la performance dell'inno, ma suggerisce anche una critica più ampia alla tendenza dell'artista a personalizzare eccessivamente ogni sua esibizione, arrivando a ipotizzare che tale approccio possa snaturare anche brani apparentemente più semplici e universali.
Il dibattito social e le reazioni
La performance di Laura Pausini all'evento olimpico ha rapidamente catalizzato l'attenzione degli utenti sui social network. La trasmissione televisiva della cerimonia da parte della Rai ha permesso a milioni di italiani di assistere all'esibizione, e il dibattito si è acceso quasi istantaneamente. Molti hanno espresso il loro malcontento, giudicando l'interpretazione dell'inno come poco rispettosa o inadeguata al contesto solenne. Il motivo principale addotto dai critici sembra essere la percezione che la Pausini abbia "fatto la Pausini", ovvero abbia applicato il suo consueto stile interpretativo, caratterizzato da una forte carica emotiva e da una marcata personalizzazione, a un brano che, per la sua natura di inno nazionale, richiederebbe un'esecuzione più fedele e istituzionale. Questo ha alimentato una discussione più ampia sul ruolo dell'artista e sulla sua libertà interpretativa di fronte a simboli patrii.
