Un gesto simbolico nella crisi ucraina
Il presidente moldavo Maia Sandu ha respinto il 5 febbraio la proposta di candidatura al Premio Nobel per la Pace, definendo i prigionieri di guerra ucraini i veri meritevoli del riconoscimento. La dichiarazione arriva nello stesso giorno dello scambio di 157 militari ucraini dalla prigionia russa, il primo dopo quasi cinque mesi di stallo. "Apprezzo che si noti il nostro Paese, ma molte persone sono nominate per questo premio", ha dichiarato Sandu al canale TV8, sottolineando come i reduci dai campi russi incarnino "chi rischia la vita per la pace". L'episodio segna un posizionamento strategico della Moldova nel conflitto, bilanciando neutralità diplomatica e sostegno umanitario a Kyiv. Sandu, eletta nel 2020 con un programma filoeuropeo, ha ribadito che gli "eroi veri" sono coloro che combattono per la libertà dei propri territori, implicitamente criticando le narrative pacifiste che equiparano aggressori e vittime.
La scelta di Oslo e il dibattito internazionale
La candidatura era stata avanzata da Arild Hermstad, parlamentare norvegese dei Verdi, che aveva elogiato Sandu per "la difesa della democrazia e dello stato di diritto" in un contesto regionale instabile. La Moldova, schiacciata tra Ucraina in guerra e la Transnistria filorussa, ha accolto oltre 100mila profughi ucraini dal 2022, pur gestendo crisi energetiche e tentativi di destabilizzazione interna. Analisti politici evidenziano come il rifiuto di Sandu miri a consolidare la sua immagine di leader morale, distanziandosi da ambizioni personali. "È un calcolo intelligente", spiega il politologo Ion Terguță a TV8: "Riconoscere i prigionieri ucraini rafforza la solidarietà regionale senza alienare gli elettori moldavi preoccupati dall'escalation". Intanto, Kyiv ha ringraziato pubblicamente Sandu, definendo il gesto "una lezione di dignità" secondo il portavoce del Ministero degli Esteri ucraino.
Le implicazioni per il processo di pace
La mossa arriva mentre la comunità internazionale valuta nuovi meccanismi per garantire il rimpatrio dei prigionieri, dopo che solo il 3% degli oltre 8.000 militari ucraini catturati da Mosca è stato liberato. Fonti del Dipartimento di Stato USA citate da Kyiv Independent confermano pressioni diplomatiche per includere gli scambi di prigionieri nei futuri colloqui di pace. Sandu, che nel 2023 ha respinto un tentativo di golpe orchestrato da oligarchi filorussi, utilizza la vicenda per ribadire l'allineamento ai valori occidentali. Tuttavia, come sottolinea l'analista norvegese Tor Bukkvoll su NRK, "il Nobel ai prigionieri sarebbe senza precedenti: il Comitato di Oslo preferisce figure istituzionali". La discussione rimane aperta, mentre la Moldova prepara il referendum costituzionale per l'adesione all'UE. TV8 Moldova, Kyiv Independent, NRK Norway
