Lo scandalo "Penisgate" e le accuse
La World Anti-Doping Agency (WADA) sta valutando un’indagine preliminare su un presunto caso di manipolazione delle regole nel salto con gli sci, ribattezzato dalla stampa internazionale “Penisgate”. Secondo il quotidiano tedesco Bild, alcuni atleti avrebbero ricevuto iniezioni di acido ialuronico nel pene prima delle misurazioni corporee ufficiali, alterando temporaneamente l’altezza del cavallo (distanza tra l’inguine e la superficie della tavola da sci). L’obiettivo sarebbe ottenere tute con qualche centimetro in più di tessuto, incrementando la superficie aerodinamica durante i salti. La Fédération Internationale de Ski (FIS) ha confermato di aver avviato verifiche interne, sottolineando che qualsiasi modifica intenzionale delle misurazioni costituisce una violazione del regolamento tecnico. L’acido ialuronico, comune in estetica e ortopedia per le proprietà idratanti e volumizzanti, non è attualmente nella lista delle sostanze proibite dalla WADA. Tuttavia, la sua applicazione per distorcere i parametri di gara rientrerebbe nell’ambito del “doping tecnologico”. Le iniezioni, effettuate prima delle scansioni 3D obbligatorie per la creazione delle tute su misura, garantirebbero un vantaggio temporaneo ma determinante in uno sport dove i risultati si decidono per differenze minime.
Il ruolo cruciale delle tute aerodinamiche
Nel salto con gli sci, la tuta non è un semplice indumento: funziona come un’ala, influenzando portanza e resistenza dell’aria. Le regole FIS impongono che aderisca al corpo con tolleranze millimetriche, calcolate in base a parametri fisici certificati. Dan Dwyer, esperto di scienze motorie alla Deakin University, ha spiegato al Guardian che “un aumento anche del 2-3% della superficie esposta all’aria può generare un surplus di portanza, tradotto in metri aggiuntivi durante il volo”. In un contesto dove un solo metro può separare il podio dall’anonimato, la frode nelle misurazioni diventerebbe un’alterazione sleale delle performance. Le tute vengono controllate prima di ogni gara con strumenti di verifica, ma il sistema si basa sui dati biometrici iniziali. Se questi fossero manipolati, gli atleti potrebbero aggirare i successivi test indossando tute tecnicamente “regolari” ma progettate su misure falsate. Un precedente illustre è il “bladdergate” del 2019, quando alcuni saltatori utilizzarono cateteri per gonfiare la vescica e modificare la postura durante le scansioni.
Reazioni e implicazioni per il futuro
La FIS ha dichiarato di collaborare con la WADA per chiarire la vicenda, precisando che sanzionerebbe “qualsiasi tentativo di eludere il fair play”. La WADA, dal canto suo, sta analizzando se classificare l’acido ialuronico come sostanza dopante quando utilizzato a scopo non terapeutico. Intanto, la comunità scientifica solleva dubbi sull’efficacia reale del metodo: le iniezioni nel pene causano gonfiore per 24-48 ore, ma effetti collaterali come ematomi o infezioni le rendono rischiose. Lo scandalo riapre il dibattito sui limiti della tecnologia nello sport. Per Martin Švagerko, ex saltatore e ora allenatore, “se queste accuse fossero confermate, saremmo di fronte a un nuovo, preoccupante capitolo della guerra tra atleti e regolamenti”. La FIS valuta l’introduzione di controlli biometrici a sorpresa durante la stagione, riducendo i margini per alterazioni successive. Bild Guardian FIS
